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Chiavennasca (Nebbiolo)

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Il Chiavennasca ha segnato profondamente la storia
vitivinicola della Valtellina anche se proviene da
un'altra regione: definitivamente accertato che si
tratti di una sottovarietá di Nebbiolo, le sue origini
sono da ricercare nell'Albese e nelle Langhe. Una
sua ampia diffusione in Valtellina è certificata già
nel XVI secolo, mentre non si hanno notizie certe
circa l'epoca della sua prima introduzione. L'origine
del nome è motivo di differenti e contestate
interpretazioni: in passato il termine era accostato
alla cittadina di Chiavenna ritenendo,
erroneamente, che fossero da ricercare in quei luoghi
le sue origini. Alcuni sostengono al contrario che la
giusta origine sia legata al termine ciu venasca che
in dialetto significa “vitigno con più vigore”; altri
asseriscono che il nome derivi da ciu vinasca, che
vorrebbe dire "più adatta alla trasformazione in
vino"
. Ligari (1752) per primo descrive in maniera
esaustiva il vitigno, individuandone tre tipologie
differenti per piccoli tratti morfologici; più tardi

anche Lehmann (1797) distingue fra i tipi di Chiavennasca a seconda delle differenze della foglia, mentre in seguito altri studiosi insisteranno sulle diversità mostrate dal vitigno. I viticoltori valtellinesi riconoscono tradizionalmente diversi tipi di Chiavennasca che chiamano rispettivamente Ciavenasca, Ciavenascon, Ciavenasca Intagliata e Ciavenaschin. Quest'ultimo in italiano denominato "Chiavennaschino", risulta essere a tutti gli effetti un biotipo di Grignolino e non di Chiavennasca. Il Chiavennascone e la Chiavennasca Intagliata sono invece geneticamente uguali alla Chiavennasca, dalla quale si differenziano l'uno per la maggiore dimensione del grappolo, l'altra per le forme della foglia in età adulta.
L'area di diffusione del Chiavennasca rimane circoscritta ai confini della Valtellina, in provincia di Sondrio, dove la varietà è alla base dei vini della DOCG Valtellina superiore (che prevede al suo interno la distinzione tra le storiche e circoscritte sottozone Sassella, Grumello, Inferno e Valgella nonché la presenza della tipologia riserva), e della più estesa DOC Valtellina, che contempla anche la tipologia sforzato o sfursat, prodotta con uve appassite per alcuni mesi sui graticci.
Il Chiavennasca vinificato in purezza e con modalità tradizionali dà origine a un vino dai profumi fini e delicati (con note floreali, speziate e di sottobosco), abbastanza corposo e tannico, di buon grado alcolico e sostenuta freschezza, capace di impreziosirsi ulteriormente dopo un adeguato invecchiamento. Lo sforzato, oltre a essere più ricco, morbido e persistente, può mostrarsi integro e piacevole anche a distanza di molti anni. Vinificato in bianco, le uve sono una buona base per vini spumanti con rifermentazione in bottiglia.

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Vini con uve del vitigno Chiavennasca (Nebbiolo)