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Vespolina

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Storia e caratteristiche del Vespolina, "pepato" vitigno piemontese

La grande tradizione vitivinicola piemontese vede nel Vespolina uno dei suoi migliori rappresentanti. Ciononostante, non è semplice determinare le origini di questo vitigno a bacca nera, giacché i primi riscontri storici risalgono a tempi piuttosto recenti. Era il 1825 quando il celebre naturalista e scrittore Giuseppe Acerbi lo descrisse la prima volta, seguito dal botanico Giorgio Gallesio che lo denominava "Vitis vinifera circumpadana", mettendone in risalto l'ampia distribuzione nell'area della Pianura Padana. I contadini piemontesi, però preferivano chiamarlo Vespolina, probabilmente perché la dolcezza della sua polpa attirava le vespe.
Destinato prevalentemente ai modesti consumi familiari, questo vitigno fu gradualmente abbandonato. La sua produttività incostante e modesta e la maturazione irregolare delle uve compromettevano il già difficile lavoro dei produttori. Fortunatamente, i vignaioli piemontesi non si rassegnarono alla scomparsa di uno dei loro migliori vitigni autoctoni. Adottando sapienti metodi di vinificazione e coltivazione seppero superare tali limiti, affinché il Vespolina tornasse a mostrare tutta la sua intrigante eleganza. In blend con altri pregiati vitigni piemontesi quali Nebbiolo, Croatina e Uva Rara, entra in denominazioni prestigiose quali le DOC Bramaterra, Boca e Lessona e le DOCG Gattinara e Ghemme. Vinificato in purezza, è protagonista assoluto delle DOC Colline Novaresi Vespolina e Coste della Sesia Vespolina.

 

Caratteristiche del grappolo e della pianta del Vespolina

 

Gli acini ellissoidali di Vespolina si raccolgono in grappoli alati e piuttosto compatti, caratterizzati da una forma allungata e da grandezza media. Le bacche presentano una buccia poco consistente, sottile e ricoperta da una modesta quantità di pruina. Al momento della maturazione mostrano un colore blu-violetto intenso, che tende al nero. Si tratta di un vitigno di vigoria e produttività modeste, che non ama l'umidità ed è perciò sensibile alle muffe e al marciume. Le viti di Vespolina germogliano generalmente nella prima metà di Aprile, per fiorire a Giugno e giungere a maturazione in epoca piuttosto tardiva, alla fine di Settembre. Periodo in cui si volge la vendemmia.

 

Metodi di vinificazione del vitigno Vespolina

 

È il lungo periodo di affinamento in legno la caratteristica che accomuna i diversi metodi di vinificazione del Vespolina. Raccolta e selezionata attentamente, al fine di scartare i frutti acerbi talvolta presenti nei grappoli, l'uva giunta a perfetta maturazione viene lasciata fermentare in acciaio, spesso con l'aggiunta di lieviti indigeni. Grandi botti e barrique di rovere, poi, abbracciano e custodiscono il vino per lunghi periodi. Un tempo generalmente compreso tra i 24 e i 48 mesi, capace di esaltare il carattere del vitigno lasciando emergere i suoi raffinati aromi varietali. Vinificato in purezza o in blend con gli altri pregiati vitigni autoctoni del Piemonte, il Vespolina dona vini sontuosi e fragranti, dall'ottima capacità di invecchiamento.


Caratteristiche organolettiche dei vini Vespolina

È stato scoperto di recente il segreto dell'aroma di pepe nero che caratterizza il Vespolina: il “rotundone”, una molecola presente negli acini in alte concentrazioni. Il suo sviluppo sarebbe favorito dalle forti escursioni termiche tra giorno e notte. Questo profumo pungente e accattivante sostiene il fine e complesso bouquet aromatico dei vini Vespolina. Fragranze di sottobosco, frutti rossi e fiori abbracciano i sentori di spezie, cacao e liquirizia esaltati dalla maturazione in legno. Anticipato dal luminoso colore rosso tendente al granato, il sorso è corposo e rotondo, impreziosito dai tannini evidenti, vellutati e morbidi. Il finale è persistente e armonico.

Caratteristiche del terroir dimora del Vespolina

Le colline novaresi e i pendii che incorniciano il fiume Sesia, i rilievi del biellese e le terre ubertose dell'Oltrepò Pavese: questo è il variegato territorio che da secoli nutre il vitigno Vespolina. Un'affascinante susseguirsi di alture impreziosite da ordinati vigneti accarezzati dai venti alpini. Brezze che favoriscono una benefica e intensa escursione termica tra giorno e notte e allontanano l'umidità a cui il vitigno è particolarmente sensibile. Ma per il suo sviluppo ottimale il terroir gioca un ruolo cruciale. Il Vespolina ama i suoli poveri di calcare e materia organica. Predilige invece i substrati leggeri, profondi e di facile sgrondo, sabbiosi e ghiaiosi, ricchi di porfido e granito.

Il vitigno che salvò Boca

Miti e leggende rivelano spesso il legame millenario tra l'uomo e il vitigno. Talvolta però capita di poter raccontare anche storie felici dei nostri giorni. È ciò che è accaduto a Boca, piccolo borgo ai piedi del Monte Fenera, in provincia di Novara, noto per la sua antica tradizione vinicola. Una tradizione che, dall'inizio del '900, iniziò un veloce declino causato dallo spopolamento delle campagne, dal diffondersi della filossera, dall'imporsi di filosofie industriali aggressive che non concedevano spazio ai ritmi della viticoltura locale. Agli inizi del nuovo millennio, però, pochi vignaioli coraggiosi ripresero la coltivazione dei vitigni autoctoni della regione, Vespolina e Nebbiolo in primis, determinando la grande rinascita di Boca: un lieto fine degno di una fiaba.

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Vini con uve del vitigno Vespolina