La riscoperta del Timorasso

La riscoperta del Timorasso

Diversi anni fa, era il 2005 se non ricordo male, mi imbattei per la prima volta nel Timorasso. A Milano insieme a degli imprenditori del settore agricolo organizzammo una piccola rassegna di prodotti enogastronomici, all’interno di un più vasto evento di design e arredamento. Era uno di quegli appuntamenti detti “fuori salone” in occasione del Salone del mobile.
Parlare oggi di Timorasso è più semplice, molti appassionati lo conoscono, anche chi è meno esperto l’ha già sentito nominare e probabilmente ne ha assaggiato qualche bicchiere. Un paio di lustri fa non era esattamente la stessa cosa, si parlava allora della grande rinascita del Timorasso, della rinascita di un intero territorio, ma in realtà ben pochi sapevano di cosa si parlava e ancor meno avevano provato con mano.
Per la precisione il territorio è quello alessandrino, verso Voghera e verso Tortona, da qui il nome Derthona che spesso troviamo sulle bottiglie di Timorasso e che altro non è se non l’antico nome latino della città di Tortona. Il vitigno invece è appunto il Timorasso, una varietà di uva che prima della pestilenza fillosserica abbondava in tutto il basso Piemonte, il pavese e la Liguria e che, prima della sua rinascita verso la fine del novecento e il primo decennio del nuovo millennio era quasi scomparso.

La sua grande diffusione era dovuta al fatto che l’uva era destinata anche al consumo da tavola; era molto maggiore la percentuale di uva da mensa di quella che veniva vinificata, oggi al contrario l’utilizzo è prettamente da vino. La varietà oltre tutto è precoce nel maturare, con vendemmie che, anche nelle zone fredde, si svolgono spesso già ai primi di settembre. Questo ha aiutato la sua nuova diffusione proprio in quella fascia collinare a ridosso degli Appennini, che non sempre gode di clima mite.
Alcuni produttori, tra i tanti che ben lavorano il Timorasso, sono stati veri artefici di una rinascita commerciale oltre che produttiva di questo antico vino. Tra i molti va ricordato Walter Massa, ormai famosissimo e grande profeta del vitigno tortonese.
I suoi vini oggi rappresentano una sorta di livella del Timorasso, il punto di riferimento per un’intera produzione. Se la personalità del vignaiolo ha ampiamente valicato la fama del solo vitigno, va detto che questa fama (meritata) si fonda proprio sulla scommessa oggi vinta, ma un tempo azzardata, di legare la propria immagine ad un vitigno tutto da riscoprire e rilanciare.

Non fu il solo, questo va detto, per rendere onore e omaggio a tutti quelli che con lui, o poco dopo di lui, hanno intrapreso la stessa impervia via. È altrettanto vero però, che la fama di cui gode l’azienda è stimolo e beneficio davvero per un intero territorio.
Detto ciò è giusto accennare anche al vero protagonista: il vino. Si tratta di un bianco di buona struttura, che magari non eccelle in profumi ma che possiede struttura e mineralità, un vino verticale, cui non fa paura il passare degli anni, anzi ne giova, che sa ben accostarsi a tante pietanze, anche alle più strutturate, insomma un gran bel vino.
E adesso non manca davvero nulla, se non un buon assaggio dei vini di Walter Massa.



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