Il Riesling della Mosella

Il Riesling della Mosella

Scrivere di vino è sempre divertente, a volte lo è molto di più, questa è una di quelle volte. Parleremo di Mosella, ovvero quell’area vitivinicola che comprende Ruwer, Saar e appunto la Mosella. Tre fiumi, i primi due che confluiscono nel secondo e infine questo che confluisce nel Reno. Siamo nella Germania centro orientale, Tra le città di Treviri e Coblenza.
Se qualcuno dovesse pensare ancora che la Germania è patria di sole birre e che i tedeschi il vino non lo sanno fare, si prenda cinque minuti, cambi del tutto idea e poi continui a leggere.
Innanzitutto il vitigno, qui si coltiva Riesling, null’altro. Io non escludo che qualche viticoltore abbia impiantato delle barbatelle di altri vitigni, ma sinceramente importa davvero poco, il Riesling è il re della Mosella e non serve cercare altro. Fu Napoleone che transitando da quelle parti prima apprezzò e poi impose il Riesling come uva locale.
Stiamo parlando di un vitigno che possiede una acidità naturale elevatissima, a volte superiore ai 10 grammi/litro (una Verdeca pugliese, per fare un esempio, generalmente si aggira attorno i 3 grammi/litro). L’acidità è una sorta di conservante naturale del vino, difatti i vini della Mosella, i Riesling della Mosella, sono adatti a lunghi invecchiamenti.



Se qualcuno dovesse pensare ancora che i vini bianchi vanno bevuti giovani e che non sono adatti all’invecchiamento, si prenda altri cinque minuti, cambi del tutto idea e poi continui a leggere.
Ruwer e Saar sono due affluenti, non molto lunghi e sempre più ricchi di viti più ci si avvicina al congiungimento con la Mosella, che al contrario è un fiume importante, con un percorso lungo e sinuoso, contornato praticamente ovunque da vigneti.
Le condizioni climatiche sono eccezionali per un vitigno come il Riesling, lo specchio calmo dell’acqua del fiume crea un microclima sostanzialmente mite, nonostante ci si trovi in pieno continente. Il Riesling poi va detto, non richiede particolari climi caldi, anzi è un vitigno che ben si adatta a climi più freddi.
Alcune caratteristiche organolettiche contraddistinguono questi vini, la prima è senza dubbio l’acidità e l’abbiamo detto, la seconda è la mineralità, che deriva da un terreno scistoso ricco di ardesia. Proprio la mineralità è responsabile dell’evoluzione dei profumi negli anni, che passano da un fruttato leggero a note di tartufo bianco e idrocarburi che diventano i veri marcatori olfattivi del vitigno.



In ultimo va ricordata una cosa, in Italia siamo abituati a bere vini sempre secchi, ovvero senza zucchero residuo, in Germania no. La fermentazione spesso viene lasciata incompleta proprio per permettere al vino di conservare una piccola o media parte degli zuccheri originari dell’uva. Non lo si fa per rendere i vini abboccati o dolciastri, certo il risultato è anche quello, ma non è l’obbiettivo primario. La vera necessità che porta i viticoltori a lasciare del residuo zuccherino al vino è quella di bilanciare l’elevata acidità, se l’acido infatti è una componente “dura” del vino, lo zucchero è una componente al contrario “morbida”.
Sono vini pregevolissimi e spesso, troppo spesso, sottovalutati; per farvene un’idea vi consiglio gli ottimi Riesling della Cantina Dr Fischer - Hofstatter



Se vuoi seguire il mio blog con tutti i miei articoli ==>clicca qui<==
Di seguito trovi un breve elenco ed il relativo link:
I Vini rossi dell'Alto Adige e del Trentino
Il Trentino ed i suoi vini
Un vitigno mediterraneo: il Vermentino
Tanto vino da fare girare la testa: il Veneto
Frutti e profumi di Sicilia
Marche: una pubblicità vera
Toscana: il Sangiovese
Piemonte: dialogo improbabile tra Barbera e Nebbiolo
Il Friuli ed i suoi grandi vini
Dieci Millenni di Vino parte 2
Dieci Millenni di vino parte 1
Montalcino. quando il vino fa economia
Tre buoni motivi per bere Lambrusco
Montalcino: quando il vino fa economia
L'Amarone. In principio fu Recioto
Gewurztraminer: l'uva di Termeno cresciuta in Alsazia
Collio: DOC inter ...statale
Sua Maestà il Barolo
Bolgheri: Cipressi e Vino
Lugana: un vino da scoprire
Bortolomiol: Prosecco da tre Secoli
C'è Prosecco e ... Cartizze
Hofstatter: l'importanza della vigna
Ca' del Bosco. L'arte del vino
Il successo di Bellavista: ottimo vino, idee e marketing
Il Marsala tra storia e mito parte 2
Il Marsala tra storia e mito parte 1
Discussione "alta" sulla mineralità del vino
Tre falsi miti sul vino ed una verità
Uva e Nuraghi. I grandi rossi di Sardegna
Uva e Nuraghi. I grandi bianchi di Sardegna
Il caso Gaja e quanto vale una DOP (o DOCG)
Trento DOC
La vita della vite
La sequenza dei vini a tavola
I profumi del vino

La giusta temperatura
Geografia del vino: le Langhe
Come conservare un vino

Tappi, tappi, tanti tappi ...
La degustazione parte 1: guardare un vino
La degustazione parte 2: colore ed intensità
La degustazione parte 3: la densità
La degustazione parte 4: prima di berlo ... annusiamolo
La degustazione parte 5: il Vino all'assaggio
La degustazione parte 6: la strana bilancia
La degustazione parte 7: lo stato evolutivo
Un passito è sempre un vino dolce?
Ad un piatto orientale, quale vino abbinare?
Il Pinot Nero ed il decanter
Bollicine a pasto? Certo che SI
Come nasce uno spumante

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Carica un nuovo codice
Inserisci il codice che leggi qui sopra: