Barbera, il vino piemontese per eccellenza

Barbera, il vino piemontese per eccellenza

La Barbera è un vitigno autoctono a bacca rossa che dà il nome al famoso vino del Piemonte. La pianta sembra meno antica del moscato, del grignolino e del nebbiolo, altri vitigni tipici di questa regione, però è la più diffusa. La sua espansione è stata costante ed è molto coltivata nelle zone di Alba, Asti, Alessandria e dell’Oltrepò Pavese. La Barbera gode del riconoscimento DOC per il vino Barbera d’Asti e quello d’Alba o Canavese. Si tratta di un vino di classe, molto apprezzato in Italia e all’estero. Si sposa bene con tutta la cucina tipica piemontese. La Barbera ha tannini piuttosto decisi (e ricchi di acido gallo tannico) pertanto se bevuta poco dopo l’imbottigliamento risulta quasi spigolosa e aspra, mentre se si lascia riposare per alcuni anni al palato risulta più rotonda e piacevole da bere. Insieme al Sangiovese è il vitigno a bacca rossa maggiormente presente in Italia.

Barbera, le origini del vino e le sue varietà

Pier de Crescenzi, nel 1495, descrisse la grisa o grisola e si ritiene che parlasse della Barbera ma non è sicuro. Le prime testimonianze certe risalgono alla fine del XVIII secolo. Per una singolare tradizione, il vitigno piemontese è sempre stato indicato con l'articolo femminile. La Barbera ha un’elevata capacità di adattamento e questo le ha permesso di attecchire in tutto il mondo. Forse non sai che in Argentina è uno dei vitigni più coltivati e ha dato buoni risultati in California e Uruguay. In Italia la Barbera predilige i terreni del Monferrato, della provincia d’Asti con DOCG Barbera d’Asti e delle Langhe dove è prodotta la Barbera d’Alba DOC. La Barbera del Monferrato, la versione più rinomata, è dotata di una spiccata acidità e di un persistente odore di ciliegie. La Barbera d’Asti ha un corpo rotondo, minerale, complesso e un bouquet molto speziato. La Barbera d’Alba si contraddistingue per i profumi di fiori ampi, le note di prugna e spezie e un’acidità affilata. Spostandoci verso sud-est è presente la Barbera dell’Oltrepò Pavese, dalla natura forte e vigorosa grazie al terreno argilloso. Anche i Colli di Parma e Bologna sono rinomati per la Barbera che qui diventa un vino polposo e rotondo. Nell'area delle colline piacentine, invece, il vitigno Barbera, unito alla Croatina o alla Bonarda, permette di produrre il Gutturnio, un vino molto vivace. Beverino e frizzante nella versione giovane, strutturato e complesso nella versione Superiore e Riserva. In misura minore e con risultati discreti, la Barbera è coltivata anche in Abruzzo, Puglia, Campania, Basilicata e Marche.

Barbera, le caratteristiche

Le caratteristiche ampelografiche della Barbera sono foglia media, penta lobata di colore verde chiaro; grappolo medio, piramidale, alato; acino medio, ovale con buccia molto pruinosa blu intenso dal sapore neutro. Predilige i terreni argillosi e poco fertili e non teme la siccità. La Barbera è un vino intrigante dal colore rosso rubino intenso e dal profumo di frutta rossa, fiori e spezie. Non è un vino aggressivo nonostante i tannini marcati. Può essere vinificata sia in purezza sia con altri vitigni e si ottengono vini rossi e rosati sia fermi che vivaci. La Barbera ha un corpo snello e un’elevata acidità nonostante cresca in zone abbastanza calde.

Il suo punto di forza è la versatilità: puoi bere una Barbera leggera per aperitivo o per accompagnare gli antipasti oppure puoi scegliere una Barbera affinata in barriques di legno per esaltare risotti al tartufo o selvaggina. Gli abbinamenti sono infiniti. La temperatura per servire la Barbera è fondamentale perché a basse temperature l’acidità del vino, già notevole, subisce un aumento. Pertanto scegli per le bottiglie più corpose e complesse un servizio tra i 15° e i 17°, mentre le bottiglie giovani reggono i 13°-15°, soprattutto se frizzanti. In passato, la Barbera era considerato vino da tavola senza pretese, oggi invece conta esempi di eccellenza vitivinicola. Una curiosità: negli anni '80, la Barbera fu travolta dallo scandalo del vino al metanolo. Ci sono voluti quasi 20 anni per restituirle il prestigio che merita.

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