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Grechetto

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Al termine GrecoGrechetto erano in passato
associati alcuni vitigni a bacca bianca che spesso
mostravano caratteristiche anche molto differenti tra
loro ma erano accomunati dal fatto di essere
utilizzati nel Medioevo per produrre vini simili a
quelli importati dal Mediterraneo orientale. Alcuni di
questi potrebbero effettivamente essere stati
importati nell’Italia meridionale dai coloni ellenici che
popolarono la Magna Grecia. La famiglia dei
Grechetti diffusa in Umbria è stata oggetto di studi
da parte di numerosi ampelografi tra Ottocento e
Novecento. Dopo l’iscrizione al Registro Nazionale
delle Varietà di Vite del 1970 l’Istituto di Coltivazioni
Arboree dell’Università di Perugia ha iniziato, nel
1975, un lungo lavoro di definizione ampelografica
dei vitigni umbri che ha portato all’identificazione di
due vitigni differenti: il Grechetto di Orvieto, una

volta conosciuto come clone G109, e il Grechetto di Todi, conosciuto anche come clone G5. L’identificazione dei due Grechetti non è stata contemporanea, soprattutto perché nei vecchi vigneti dell’Orvietano e del Tuderte era praticamente presente solo il clone G5, ovvero il Grechetto di Todi. Lo studio sul clone G109 si è concluso infatti solo nel 2003 con l’indicazione precisa, supportata da indagini genotipiche, della sua differenza dal clone G5 e la conseguente richiesta di iscrizione delle due varietà in forma separata al Registro Nazionale delle Varietà di Vite (dove dal 1970 compare un solo Grechetto). Seppure diversi si è deciso di mantenere per entrambi il termine Grechetto, assegnando al clone G109 (già Grechetto di Orvieto) il puro e semplice termine Grechetto, mentre quello di Todi è stato rinominato Grechetto Gentile.

Il grappolo è di dimensioni medie, di lunghezza medio-corta e di forma piramidale, semicompatto e dotato di due piccole ali. L’acino è medio-piccolo, sferico, con buccia consistente, molto pruinosa e di colore giallo verdognolo. Giunge a maturazione solitamente nella seconda decade di settembre. Rispetto all’altro Grechetto, questo è capace di esprimere una maggiore produttività, derivante dal peso più elevato del grappolo, che si attenua sensibilmente con i sistemi di allevamento a potatura corta: alla fine risulta pertanto meno produttivo di quello di Todi. Inoltre, per la minore compattezza del grappolo e per la maggiore consistenza degli acini, risulta meno sensibile ai marciumi fungini e quindi più adatto alle vendemmie tardive o all’appassimento.

Il vino ha colore paglierino intenso e si pregia di una buona struttura e qualità dei profumi che, pur non essendo pienamente fruttati, sono comunque intensi ed eleganti. Il tenore alcolico è di solito piuttosto elevato e l’acidità contenuta. Si presta bene a vinificazioni in rovere e alla produzione di vini dolci da vendemmie tardive o da uve appassite. È utilizzato in purezza ma più spesso come miglioratore in assemblaggio con altre uve


Vini con uve del vitigno Grechetto