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Corvinone

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Per anni è stato comunemente considerato una mutazione del Corvina,
ottenuta per cause ambientali o per mutazione gemmaria. Solo dopo
accurati studi (condotti negli anni Ottanta da Cancellier e Angelini
dell’Istituto Superiore per la Viticoltura di Conegliano) ha conquistato,
nel 1993, lo status di vitigno indipendente e l’iscrizione al Registro
Nazionale
. Le analisi del DNA compiute sempre dall’ISperVit nel 2002
hanno ulteriormente confermato queste conclusioni, individuando al
contempo uno stretto rapporto di parentela tra le due varietà. Il
nome farebbe pensare a una versione più grossolana del Corvina,
mentre al contrario possiede maggiore finezza e uno straordinario
equilibrio qualitativo
; è inoltre evidente come sia il grappolo sia
l’acino abbiano dimensioni più grandi rispetto all’altro vitigno.

La diffusione del Corvinone è concentrata in tutta la Valpolicella, in
particolar modo sui pendii collinari, data la sua naturale difficoltà nel
giungere a maturazione nei vigneti di pianura. Se coltivato su terreni ad
alta vocazione, soffre meno degli altri vitigni veronesi le annate calde. È
previsto il suo utilizzo nelle DOC ValpolicellaBardolino e
nella DOCG Bardolino Superiore.

La pianta presenta differenze sostanziali con il Corvina Veronese in tutti gli aspetti. Il grappolo è grande, piramidale, meno compatto e dotato generalmente di due ali ben distinte e molto equilibrate. L’acino è di dimensioni grandi, di forma decisamente elissoidale, con buccia blu scuro ricoperta di pruina. Germoglia tardivamente e matura di solito nelle prime settimane di ottobre.
Il vino non è mai utilizzato in purezza, ma usato in assemblaggio con tutte le altre varietà della Valpolicella. Da solo mostra di solito una minore alcolicità e una acidità più marcata rispetto al Corvina, con uno spettro aromatico più intenso e ampio.


Vini con uve del vitigno Corvinone