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Brachetto

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Il Brachetto si coltiva nella zona di Acqui Terme, in
provincia di Alessandria forse fin dal tempo dei
Romani. ln realtà le origini di questo vitigno non sono
del tutto chiare e mancano in merito fonti antiche
attendibili. Parrebbe però legittimo collocarne la culla
proprio sui colli del Monferrato, a cavallo delle
attuali province di Alessandria e Asti. Le prime
descrizioni certe risalgono addirittura alla fine del XIX
secolo, al Di Rovasenda per la precisione, che ne
tratta nella sua opera sulle varietà. Come per molti
altri vitigni piemontesi (si pensi alla Bonarda),
il Brachetto conta tanti omonimi quanti, forse, i
luoghi in cui è coltivato. Non sempre è facile
distinguere quando si tratta di veri e propri sinonimi e
quando, invece, abbiamo a che fare con varietà
diverse. Tornando alle fonti scritte, il Di Rovasenda
ipotizzava l’esistenza di due vitigni con lo stesso
nome: un Brachetto del Piemonte dal sapore
aromatico e un Brachetto di Nizza Marittima dal
sapore semplice. Tra i Brachetti non aromatici
ricordiamo il Brachèt del Canavese (provincia di

Torino) e un Brachetto Valsusino, che sarebbe però, in realtà, la Lambrusca di Alessandria. Allargando lo sguardo Oltralpe, va distinto il Brachetto italiano dal Braquet, che a detta dei francesi è un’antica varietà provenzale che costituisce la base degli apprezzati vini rossi e rosati di Bellet, presso Nizza. Vitigno di vasto successo fino alla fine del XIX secolo, fu ridotto ai minimi termini dalla devastazione della fillossera, scomparendo di fatto dal mercato. Riapparve alla fine degli anni Settanta del Novecento, timidamente reintrodotto da alcuni lungimiranti produttori. Uno di questi in particolare, Arturo Bersano, ebbe la brillante idea di mettere a punto un Brachetto Spumante elaborato in autoclave con il metodo Charmat: fu un segnale di svolta, che riportò il Brachetto-vino, quindi il Brachetto-varietà, a grandi livelli di popolarità, facendolo diventare vero e proprio fenomeno di moda negli anni Novanta. È iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. 

Il grappolo è di dimensioni medie o medio-piccole, cilindrico, un po’ allungato e compatto. L’acino è di media grandezza (2,4 grammi), elissoidale, con buccia consistente, mediamente pruinosa, di colore blu-nero e nero violaceo, dal sapore aromatico. L’epoca di germogliamento è precoce (prima decade di aprile), la fioritura medio-precoce (prima decade di giugno), la maturazione dell’uva precoce (prima e seconda decade di settembre). La pianta presenta sensibilità all’accartocciamento fogliare e ad altre infezioni virali. Buona invece la tolleranza alla muffa e al marciume, dovuta soprattutto alla precoce maturazione dell’uva. 

Il Brachetto è utilizzato esclusivamente per la vinificazione di vini da dessert, dolci e aromatici, frizzanti o spumanti. Tradizionale è anche la produzione di vini passiti e vini secchi, alcuni di grande interesse, anche se attualmente non coperta da una Doc. Il vino da uve Brachetto ha normalmente colore rubino tendente al granata chiaro, profumo intenso di fragola, fiori (rosa), leggera speziatura. Il sapore è morbido e vellutato, di buona persistenza nei vini migliori, armonico.


Vini con uve del vitigno Brachetto