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Catalogo Vini Bianchi Campania

I Vini Bianchi Campani sono tra i più amati in Italia e nel Mondo, ben noti per le loro deliziose e peculiari doti aromatiche e gustative. Bianchi fruttati, ricercati e di pregio di cui è facile innamorarsi, per via degli spiccati sapori e profumi che riescono a offrire, a seconda delle diverse tipologie d’uva e terroir.

La Campania rappresenta un microcosmo di paesaggi e territori profondamente differenziati per altitudine, conformazione geologica e microclima. A seconda delle zone, i più antichi vitigni autoctoni della regione hanno saputo esprimersi diversamente e, in molti casi, in maniera davvero sublime. I Vini Bianchi della Campania sono un vero e proprio inno a storiche uve, intimamente legate da tempo a questa regione e, soprattutto oggi, oggetto di ampia produzione e valorizzazione.
Una scelta effettuata da tante aziende di qualità che hanno voluto mettere in evidenza la pregevolezza dei più grandi vitigni campani, piuttosto che scegliere l’appeal moderno dei tanti vitigni internazionali che hanno mostrato buone capacità d’adattamento anche in questa regione italiana.
Falanghina, Greco, Fiano, Asprinio: i quattro più grandi vitigni autoctoni della Campania (ma ce ne sono anche altri come Biancolella, Ginestra, Ripoli, Fenile … ) che riescono a dar vita a vini bianchi pregiati, caratteristici del territorio di provenienza e, soprattutto, buonissimi e dal carattere unico.

I Vini Bianchi Campania: il Greco di Tufo

Tra i vini bianchi campani più amati non possiamo che menzionare, in prima battuta, il Greco di Tufo. Il Greco è un vitigno a bacca bianca coltivato in quasi tutta la regione ma che riesce a rivelare il suo lato migliore in Irpinia, un territorio dalla natura verde, selvaggia e incontaminata, caratterizzato da un suolo argilloso, di origine vulcanica, e dotato di un particolare e favorevole microclima: doti che favoriscono la nascita di vini di grande freschezza e sapidità.
Il Greco di Tufo è un vino dall’aromaticità invitante, spiccatamente minerale, proprio per via della composizione dei migliori terreni adatti alla coltivazione dell’uva di partenza.
Un bianco campano capace di solleticare i sensi anche con particolari sensazioni fruttate, floreali e di erbe aromatiche, con nitidi accenni agrumati, di frutta a polpa bianca e gialla e percezioni di salvia, rosmarino e alloro, che si aggiungono a quegli intriganti e avvolgenti aromi di pietra focaia, tufo e pietra pomice che dominano l’ampio panorama olfattivo.
Un vino che rivela, anche all’assaggio, un gusto intensamente minerale, pieno e persistente, racchiuso in una struttura affatto delicata, che lascia il segno ad ogni sorso, ravvivata anche da una ricca acidità: sensazioni intense, racchiuse da un pregiato equilibrio che rende la ricchezza di questo vino sempre appetibile e mai stancante.
Il Greco di Tufo è un bianco che, per aromi, intensità gusto – olfattiva e corpo, si abbina con facilità ad antipasti, primi e secondi piatti al profumo di mare, anche piuttosto ricchi e succulenti.
Le versioni meno alcoliche, più fresche e delicate, si abbinano con grande piacere a delle fritture di paranza e di calamari e gamberi, a delle alici gratinate e ai deliziosi filetti di baccalà in pastella.
Il Greco di Tufo può rappresentare un compagno ideale per delle paste condite con crostacei, molluschi e ortaggi a tendenza dolce, come degli spaghetti con gamberi e zucchine, delle linguine con pomodorini, aglio, olio e calamari, un’insalata tiepida di polpo e patate, delle mazzancolle gratinate, una lasagnetta di pesce o dei paccheri conditi con seppie e olive nere.
Un vino che, per il suo sapiente equilibrio, riesce ad esaltare il gusto del pescato senza nasconderlo e che, pertanto, accompagna benissimo tantissimi secondi di pesce preparati al forno come la più classica delle orate al cartoccio, il rombo in crosta di patate e il baccalà gratinato, sempre accompagnato da delle gustose patate.
Non si tratta però di un vino solo da pesce! Il Greco di Tufo, infatti, tradizionalmente viene suggerito anche in abbinamento a importanti ricette a base di carne tipicamente campane e, soprattutto, irpine, come ad esempio l’agnello con i piselli, i fagioli con le cotiche, la pasta con noci, salsiccia e pomodorini e le polpette di pane raffermo al forno.
Per la sua ricchezza aromatica e la buona struttura, potete sfruttarlo anche per valorizzare il gusto delle carni bianche, magari arricchite con ortaggi profumati ed erbe. Un grande bianco campano che potete osare con successo anche in abbinamento a un pollo al curry, con delle ali di pollo fritte, con un rollé di pollo, con un arrosto di tacchino, con un coniglio in umido, con un vitello tonnato, con una tagliata di pollo alla paprika e, perché no, anche con una pasta condita con salsiccia e porri.
Infine, bisogna dire che non è assolutamente un vino che disdegna piatti di verdure e il gusto dei formaggi freschi a pasta filata: da provare anche in abbinamento a dei ravioli con burrata e patate, con una lasagna di verdure, con delle crêpes in bianco, ai carciofi, e con il risotto al caciocavallo.

I Vini Bianchi Campani: il Fiano di Avellino

Insieme al Greco di Tufo, il Fiano di Avellino è forse il vino campano più amato e ricercato, in Italia e all’estero. Sarà per via della ricchezza dei suoi profumi fruttati, floreali e minerali, per il suo gusto fresco, croccante e mai banale, con il giusto guizzo sapido, per la sua struttura armoniosa e setosa, in grado di rendere ogni assaggio leggero e godibile.
Un vino dotato di un’intensa aromaticità che spesso ricorda i profumi della pesca gialla, del melone, della mela golden, della pera Williams, con cenni di frutta secca e ricordi di nocciole. Ugualmente intensi, si scorgono i profumi dolci dei fiori di ginestra e di acacia, rinvigoriti da note minerali, di gesso e cipria.
In termini di abbinamento, ciò che più lo differenzia dal Greco di Tufo, è la sua maggiore morbidezza gustativa e la sua grande capacità di esaltare gli aromi di un ortaggio profumato come il pomodoro. Non a caso è uno dei bianchi che viene spesso suggerito in abbinamento a una pizza marinara, alla classica pizza Margherita o alla tipica ciambotta irpina.
Tuttavia, si abbina molto bene sia a piatti vegetariani sia a base di pesce, come la pasta fredda condita con pomodorini e mozzarella, gli spaghetti pachino e alici, il guazzetto di calamari, il polpo alla Luciana, la zuppa di pesce e il risotto alla marinara e a tanti pesci cucinati alla griglia o cotti in forno, al cartoccio.

I Vini bianchi della Campania: la Falanghina

Regina della Campania è l’uva Falanghina, coltivata con successo in diverse zone della regione. E’ soprattutto nella zona del Sannio e in quella dei Campi Flegrei che questo vino sta rivelando la sua impronta più caratteristica e gustosa. In questi territori, dal clima mite e spiccatamente Mediterraneo, e dal tipico suolo di matrice vulcanica, la Falanghina regala ai vini derivanti spiccate note fruttate e floreali, gradevoli profumi minerali e, soprattutto, un sorso morbido ed equilibrato, ben bilanciato tra freschezza e sapidità, dalla piacevole persistenza agrumata.
Vini di questo tipo, a base di Falanghina, sono ottimi compagni per antipasti vegetariani e a base di pesce e verdure, per primi conditi con frutti di mare, crostacei e ortaggi e per pesci cotti in padella, al forno e, anche, alla brace.
Potete facilmente abbinare, con successo, una Falanghina in purezza alle seguenti deliziose ricette: bruschette con pomodoro pachino e acciughe, tartine di verdure, frittata di zucchine, fiori di zucca e carciofi fritti, frittura di melanzane e zucchine, ravioli di gamberi e spinaci, linguine scampi e asparagi, polpette di merluzzo, calamari ripieni, orata al cartoccio.
In particolare, le versioni di Falanghina spumantizzate sono quelle che meglio esaltano il gusto e i profumi delle fritture di pesce e verdure. Da non perdere in abbinamento anche alle mozzarelline fritte.
Ma forse, in quest’ultimo caso, c’è una tipologia di vino ancora migliore … scopritela, continuando la lettura sui Vini Bianchi della Campania!

Un particolare vitigno autoctono Campano: l’Asprinio di Aversa

Parlando dei bianchi campani, non si può dimenticare l’antico Asprinio, coltivato da tempo immemore nell’Aversano, ancora oggi secondo l’antico sistema dell’alberata etrusca, dove la vite viene fatta crescere “maritata”, in appoggio ai tipici alberi della zona.
Un sistema di allevamento davvero affascinante ma estremo, particolarmente difficile e dispendioso, specialmente nei momenti di potatura e vendemmia, in cui è necessario salire su ripide scale, alte anche oltre i 15 metri. Tuttavia ancora oggi, per preservare la storicità e quella particolare, tipica acidità che le uve di Asprinio, coltivate così in alto, riescono a sviluppare, alcuni produttori hanno scelto di rispettare questo antico sistema.
Le Alberate Aversane sono uno spettacolo meraviglioso, ma non dimentichiamo di raccontare la bontà dei vini che se ne ricava.
L’Asprinio di Aversa, come suggerisce il suo stesso nome, è un’uva ricca di acidità, capace di offrire vini particolarmente rinfrescanti e privi di note dolci. Come affermato da Mario Soldati: “non esiste un vino più secco di quello ricavato dall’Asprinio”.
Per questa sua spiccata acidità e la tipica profumosità citrina, con delicati accenni di frutta secca, che riesce a trasmettere al vino, è un’uva che ben si presta alla spumantizzazione, sia in metodo charmat che champenoise, dove il perlage ne ravviva i profumi varietali.
Si tratta di un vino che, nelle versioni ferme, si abbina bene a pizze e calzoni, alla famosa mozzarella in carrozza e alle più delicate e fresche preparazioni di mare, come le insalate di riso, crostacei e molluschi e i pesci cucinati al cartoccio o in padella, come la sogliola alla mugnaia e il branzino al forno che, nell’abbinamento con l’Aprinio d’Aversa, guadagnano una deliziosa saporosità agrumata.
Le versioni spumantizzate mostrano invece il loro lato più invitante e gustoso in abbinamento alle fritture di verdure e di pesce, come i fiori di zucca in pastella, gli anelli di calamari fritti e la tempura mista di gamberi e verdure.

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