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Italia - Abruzzo

I Vini d’Abruzzo

Origini e Storia dei Vini Abruzzesi

L’Abruzzo è una regione dall’antica cultura vitivinicola, con diverse testimonianze archeologiche, risalenti già dall’età del ferro: reperti paleobotanici che raccontano come già in tempi lontani, in quel territorio, si raccogliesse l’uva per vinificarla.

Tali reperti sono stati più tardi suffragati dalle informazioni fornite dagli autori latini che scrivono come in Abruzzo, nelle numerose vigne, la vite si coltivasse alla maniera etrusca, quindi maritata agli alberi della campagna, come l’acero o l’olmo. Nozioni di un antico allevamento, che gli antichi etruschi chiamavano, nella loro lingua perduta, àltason, che ci sono state tramandate nel De Agri Coltura di Catone e dal poeta abruzzese Ovidio, originario di Sulmona che, nelle Metamorfosi, paragonava i suoi struggenti amori al vincolo che lega l’olmo alla vite.

L’antico sistema della vite maritata, che oggi viene unicamente collegato alla regione Campania e, in particolare, alla coltivazione dell’uva Asprinio, era in realtà molto più diffuso e non abbracciava solamente il territorio abruzzese ma, probabilmente, si estendeva in tutti i territori di cultura etrusca.

Questa forma di allevamento prevedeva lo sviluppo e la crescita verso l’alto della vite che si inerpicava grazie all’ausilio del tronco e dei rami dell’albero, facendo crescere lunghi tralci da cui venivano poi raccolti i grappoli, con un falcetto. Una coltivazione che coinvolgeva, al momento della vendemmia, l’utilizzo di alte scale a pioli per raggiungere i frutti cresciuti più in alto. Una metodologia, di cultura prettamente etrusca, in piena opposizione al sistema di allevamento greco “ad alberello” che veniva anticamente utilizzato nei territori più a Sud nella nostra penisola.

Gli antichi scrittori, di periodo romano, non ci hanno fornito solo informazioni sulle modalità di coltivazione della vite negli Abruzzi, ma ci hanno anche tramandato l’immagine di vini di grande bontà e ricercatezza, prodotti proprio in quel territorio.

In particolare, Plinio il Vecchio, cita l’incredibile gusto del vino Pretunian, un nettare dal gusto particolare, prodotto solo in un ambiente circoscritto, ottenuto dalla cosiddette uve apiane e condito allora con il miele: un’autentica leccornia che proveniva proprio dal territorio abruzzese.

Forse Ovidio era un pochino di parte, tuttavia era solito descrivere la sua terra d’origine come “ricca dei doni di Cerere e feconda di uve”. Meno di parte fu sicuramente lo storico Marziale che ci racconta in maniera oggettiva come la bontà dei vini abruzzesi fosse così rinomata da essere riservata alle famiglie patrizie di Roma e oggetto di un proficuo commercio verso Est, attraverso il Mar Adiatrico.

Notizie antiche che ci rivelano quanto già, pur in tempi così lontani, l’Abruzzo fosse sinonimo di terra di pregiati vini: una dote che è stata notata anche in epoche più tarde. Dopo un periodo di relativa assenza di notizie, in pieno Rinascimento, il domenicano Serafino Razzi, priore del convento della città di Penne, descrive la particolare pregevolezza delle uve abruzzesi e dei vini che si solevano ricavare da queste.
Informazioni che vengono confermate da Andrea Bacci che, nella sua De Naturali Vinorum Historia, parla dell’enorme produzione di vino proveniente dal territorio Aquilano che veniva, già all’epoca, affinato in legno.
Solo alla fine del 1700 scopriamo, grazie agli scritti del letterato napoletano Michele Torcia, quali varietà d’uva avessero maggiore diffusione e successo in quel territorio. Ecco quindi che troviamo chiaramente menzionato il Montepulciano, seguito da Lacrima, Zibibbo, Moscatello e Moscatellone.

Un produzione che, dall’epoca del Torcia, sembra continuare a crescere, tanto che i vini abruzzesi sono esportati e viaggiano verso la Romagna e la Lombardia, per tutto il 1800.

Purtroppo, a fermare l’ascesa e la diffusione dei vini abruzzesi, arriva la fillossera. Una vera ecatombe di vigneti che, però, in territorio abruzzese ha determinato una successiva migliore valorizzazione delle uve locali, più caratteristiche, come il Trebbiano e il Montepulciano, a scapito della moltitudine di varietà che, prima dell’attacco crittogamico, erano ampiamente coltivate in tutta la regione.

I Vini Rossi d’Abruzzo

Il più celebre vino rosso della regione è senz’altro il Montepulciano d’Abruzzo, prodotto da uve dell’omonimo vitigno, diffusamente allevato e valorizzato in diverse aree della regione, soprattutto nell’aquilano e nelle province di Pescara e Teramo, specialmente nell’area intorno a Roseto degli Abruzzi.
Il Montepulciano d’Abruzzo, prodotto sia in versioni più fresche e beverine, lavorate unicamente in acciaio, sia in versioni più strutturate, affinate a lungo in legno, è un vino dotato di gran carattere, dai particolari e intensi profumi fruttati, floreali, erbacei e speziati che, con la giusta maturazione e tempo, manifesta sensazioni più evolute, tostate ed eteree.
Un rosso dall’importante tannicità ma dotato comunque di un buon grado di morbidezza che ne equilibra perfettamente l’austerità di base. Un rosso che, non a caso, ben si abbina ai piatti più tipici della gastronomia locale, improntata su un sapiente utilizzato e valorizzazione dei prodotti locali a base di carne, soprattutto ovina, e dei tipici formaggi stagionati. Tradizionalmente, il Montepulciano d’Abruzzo accompagna splendidamente diversi piatti aventi come protagonista l’agnello, come il tipico arrosto di agnello e peperoni, quello con cacio e uova oppure cucinato alla diavola, sempre con un contorno saporito di ortaggi.
Tuttavia, le versioni più fresche e giovani di questo vino, non disdegnano l’accompagnamento alla classica “mugnaia all’elicese”: un tipo di pasta all’uovo, condita con un sugo di carne, arricchito da peperoni.
Allo stesso modo, alcune versioni di Montepulciano, lavorate in acciaio o, meglio, affinate un pochino anche in barrique o botte grande, sposano molto bene il gusto dei tipici rosticini e delle carni di pecora e maiale cucinate alla brace, così diffuse nelle ricette della cucina abruzzese.
Un vino legato alla cucina del luogo ma che riesce perfettamente a celebrare il gusto di tantissimi primi piatti e secondi di carne, anche importanti, elaborati e raffinati, soprattutto grazie alle buone doti di morbidezza ed equilibrio che lo caratterizzano.

I Vini Rosati dell’Abruzzo

Tra i vini a base di Montepulciano d’Abruzzo, una menzione particolare spetta al Cerasuolo d’Abruzzo: celebre rosato ottenuto da una vinificazione in bianco delle uve Montepulciano, con un parziale e breve contatto con le bucce del mosto.
Il Cerasuolo d’Abruzzo è un rosato di grande spessore gusto – olfattivo, un vino dall’invitante aromaticità fruttata e floreale con, spesso, particolari note fresche e vegetali.
E’ un vino da abbinamenti di mare, terra e vegetariani, sia primi sia secondi, anche arricchiti con salse ricche, a base di pomodoro. Molti Cerasuolo d’Abruzzo sono ottimi con il polpo alla luciana, con le triglie e il cacciucco alla livornese, con il baccalà in umido alla romana, la zuppa di pesce, una pasta al sugo di cicale di mare e con i paccheri al ragù di polpo.
Allo stesso modo, la buona struttura di questo rosato lo rende degno compagno di piatti ricchi, a base di carni bianche, come le fettine alla pizzaiola, il coniglio alla cacciatora e i petti di pollo in salsa di peperoni.
Il buon equilibrio gustativo unito a una struttura non troppo delicata e a un buon tenore alcolico, rende molti Cerasuolo d’Abruzzo perfetti per accompagnare piatti vegetariani ricchi e gustosi come le melanzane alla parmigiana, la pasta alla norma, i pomodori e i peperoni con il riso e alcune zuppe, vellutate e insalate a base di legumi e verdure.

I Vini Bianchi d’Abruzzo

Tra i vini bianchi d’eccellenza, in questo territorio troviamo delle splendide espressioni in purezza del Trebbiano d’Abruzzo. Questo vitigno, pur essendo coltivato in maniera diffusa, si esprime in modo eccellente soprattutto nella Valle Peligna dove si sublima con una particolare persistenza con note di mandorla.
Un bianco che viene declinato, dai diversi produttori, in molti modi diversi: un vino che può essere fresco, leggero e beverino e, in altri casi, strutturato, complesso e longevo. Un vino bianco che ha dimostrato anche di sapersi evolvere, se ben elaborato e conservato, per ben più di 10 anni.
In genere il Trebbiano d’Abruzzo è dotato di un colore giallo piuttosto tenue, con una profumosità ricca soprattutto di note fruttate e floreali, dove spesso si riconoscono le note di susina, pesca gialla e fiori di ginestra; un bouquet che spesso si arricchisce anche di lievi note di frutta secca.
All’assaggio si rivela, di solito, piuttosto fresco, dotato di una delicata sapidità, di buon corpo, poco alcolico e con una piacevole morbidezza e persistenza gusto – olfattiva: tutte doti di partenza che possono essere valorizzate attraverso tecniche e situazioni particolari, in base alle uve di ogni annata e alle differenti zone di provenienza.
Il Trebbiano d’Abruzzo viene solitamente consigliato in abbinamento a degli antipasti di mare e pesci di lago, anche a crudo, per primi piatti conditi con dei ragù in bianco, per dei secondi a base di pesci cotti al forno e per ricette semplici di carni bianche.
Un bianco abruzzese da provare con un’insalata fresca di mare, con delle focacce con pomodori e gamberi, con un polpo e patate, con delle capesante gratinate, con dei ravioli ricotta e spinaci, conditi con burro e salvia, con delle fettuccine al ragù di coniglio, con un pollo saltato ai peperoni, con dei bocconcini di pollo con rucola, con un’insalata fredda di pollo e olive, con un rombo in crosta di patate.
Un vino estremamente versatile, grazie al suo potenziale equilibrio, da usare a tutto pasto, con ingredienti di diverse tipologia, di terra e di mare.
La scelta del giusto Trebbiano d’Abruzzo per la giusta pietanza dovrà considerare il livello di evoluzione e maturazione del vino. In particolare, i Trebbiani d’Abruzzo in versione riserva, affinati in legno, possono anche accompagnare piatti dalla straordinaria persistenza gusto – olfattiva, come il pollo alla crema di zafferano, il risotto al foie gras e il petto d’anatra alla erbe, glassato al miele.

I Vini dolci d’Abruzzo

Parlando dell’Abruzzo, in pochi conoscono gli ottimi vini dolci che si producono. Non sono molti, ma quelle quattro tipologie che si conoscono sono ampiamente valorizzate dall’opera di alcuni grandi produttori e risultano perfette per quasi qualsiasi dessert, dai più semplici ai più elaborati.
Il Controguerra Passito Bianco, ottenuto principalmente da uve di Trebbiano Toscano e/o Malvasia, è un vino da dessert prodotto in una zona piuttosto ristretta, in provincia di Teramo, davvero un’eccellenza locale, dal gusto raffinatissimo.
E’ un passito dalle chiare note dolci di frutta secca, con importanti sentori di caramella d’orzo e spezie dolci. Un vino dalla piacevole freschezza e leggerezza gustativa, perfetto per accompagnare semifreddi e dolci al cucchiaio come, ad esempio, la bavarese ai pistacchi, la torta di ricotta e uvetta sultanina, la cheesecake al caramello, le crostate con frutta e crema pasticcera nonché la favolosa Torta della Nonna e i tipici e deliziosi mignon della nostra pasticceria, guarniti con ricotta, crema pasticcera, zabaione. Un vino che accompagna bene anche il gusto della pasticceria secca più semplice, senza cioccolato.
Del Controguerra Passito esiste anche una fascinosa e intensa versione rossa, prodotta dalla lavorazione delle uve di Montepulciano: il risultato non può che essere saporito, denso e penetrante.
Un vino dolce dalla caratteristica aromaticità di frutta in confettura, con intense note speziate dolci, di cannella, noce moscata e vaniglia, arricchite da sentori di cacao e chicchi di caffè tostati. Un passito dalla deliziosa persistenza fruttata e saporita, non troppo dolce, dotato di una buona verve acida, ma dal gusto morbido e avvolgente.
Un vino che, per profumi e gusto, sposa molto bene i dolci ricchi di cioccolato, frutti di bosco e frutta secca: un passito che è una delizia in abbinamento a una crostata al cioccolato con frutti di bosco, a una torta nocciole e cioccolato e a un torta al cacao, guarnita con crema al caffè. Un passito delizioso per abbinamenti davvero golosi.
Più delicato rispetto al Controguerra Passito Bianco, ma estremamente profumato e saporito è il Terre Tollesi passito bianco, a base di uve Moscato o Malvasia. Un vino dolce leggero e fresco, molto adatto ad esaltare i profumi e il gusto di quei dolci ricchi di frutta a polpa bianca e gialla. Un vino che rende magnifici anche i ciambelloni e le torte più semplici e delicate, come il plumcake con yoghurt e banana o quello con le pesche, lo strudel di mele, i pancake e i muffin alla banana, il tiramisù all’ananas.
Un passito ottimo anche per esaltare la semplicità dei dolci al cucchiaio, a base di frutta fresca, come la bavarese alle pesche, la cheesecake alle albicocche e lo zabaione alle pesche.
Dulcis in fundo, un vino che risulta delizioso anche in abbinamento ai bignè farciti con ricotta o panna e ai tipici maritozzi.
Diverso è il gusto del Terre Tollesi Passito Rosso, sempre a base di uve Montepulciano. Qui troviamo un’importante intensità e persistenza gusto – olfattiva, con note di prugne secche e in confettura, una saporosità speziata, con accenni lievemente balsamici.
Un vino passito dalla struttura austera, caldo e profumato, con una lunga persistenza su note di spezie e di frutta secca, con un finale di bocca leggermente amarognolo. Un rosso perfetto per degli abbinamenti con una pasticceria a base di frutta secca e cioccolato. Uno dei dessert con cui questo vino si esalta davvero? Con la torta di castagne e cioccolato!

L’Abruzzo è quindi una regione dalla lunga storia vitivinicola e che produce vini strepitosi. Vini che puoi acquistare online su WinePoint spendendo poco ed approfittando delle offerte e degli sconti periodici.


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