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Gin

Sapevate che il primo Botanical Gin fu elaborato in Italia? Non lo avreste mai detto ma la prova è contenuta all’interno del “De’ secreti” un testo alchemico del 1555, scritto da Alessio Piemontese, in cui si parla di distillazione e macerazione in acquavite di vino di una miscela di piante aromatiche, nella quale il ginepro è presente in grandi quantità.
La tradizione vuole però che la creazione del Jenever venga attribuita nel 1614 al medico e naturalista olandese Franciscus de le Boë Sylvius. Fu poi l’ascesa al trono d’Inghilterra di Guglielmo III d’Orange nel 1689, a favorire la diffusione del Jenever nella società inglese. Veniva anche chiamato “Genever”, gli inglesi però pronunciavano “i” la prima “e” della parola, e dall’abbreviazione di “Ginever” ecco l’origine la parola “Gin”.
Al di là della tecnica di produzione e di aromatizzazione, ci sono davvero numerosi tipi di gin: dal più diffuso London dry Gin, al Plymouth Gin, all’Old Tom Gin fino al Jenever.
Molti sono ormai i gin pregiati italiani a base di erbe tipiche delle montagne del Trentino ma non solo. E anche nel paese del Sol Levante il gin non è più una novità ma è un vero raffinato blend di botaniche giapponesi.




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COS’È IL GIN?

Il gin è un distillato ottenuto con cereali come il grano o la segale e poi aromatizzato con piante aromatiche tra le quali spicca una bacca dal colore blu-viola, frutto di un arbusto chiamato genus juniperus: il ginepro.

Il ginepro ha numerose virtù ed è sempre stato considerato dalla medicina popolare un rimedio naturale per la cura di diversi disturbi ma soprattutto per la cura della “malattia dei ricchi”, la gotta, una problematica che insorge a fronte di un regime alimentare ricco di carni, crostacei e grassi.
Oltre al ginepro uno degli aromatizzanti più utilizzati è il Coriandolo, anche conosciuto con il nome di “prezzemolo cinese”.
Non esiste però alcuna regola che stabilisca la scelta o il dosaggio delle erbe e delle spezie che aromatizzano un gin, tutto avviene a seconda delle preferenze del produttore che può personalizzare la sua ricetta rendendola unica ed originale.
Il solo gin che si può fregiare di una denominazione geografica è il Plymouth gin. La DOC Plymouth è il risultato di una serie di decisioni legali avvenute nel 1880, quando la distilleria Coates & Co stabilì che legalmente il Plymouth Gin poteva essere prodotto solo all’interno delle mura della città di Plymouth, in Cornovaglia, nel sud dell’Inghilterra.
Le sue caratteristiche? È ottenuto esattamente nello stesso modo in cui si ottiene il London Dry Gin, ma è caratterizzato dall’uso di 7 differenti botaniche: ginepro, coriandolo, arancio dolce, cardamomo, radice di angelica e di iris ed è contraddistinto da una maggiore presenza di ginepro e coriandolo.

 

STORIA DEL GIN

Da qualche anno non si può far a meno di assistere ad una crescita esponenziale nel consumo del gin che dal 2013 al 2018 ha raddoppiato i suoi numeri con un trend in continuo sviluppo. In effetti il gin è anche l'ingrediente più utilizzato per realizzare i 77 cocktail ufficiali nella lista dell'IBA, l'International Bartender Association e i produttori sono stati così bravi da saper valorizzare e nobilitare i diversi mix di botaniche.

Ma come siamo giunti a tutto questo? Sembra che secondo Fulvio Piccinino nel suo nuovo libro Il Gin Italiano, il primo Botanical Gin sia stato elaborato in Italia. La prova è contenuta all’interno del “De’ secreti” un testo alchemico del 1555, scritto da Alessio Piemontese, in cui si parla di distillazione e macerazione in acquavite di vino di una miscela di piante aromatiche, nella quale il ginepro è presente in grandi quantità.
Seguono altri documenti che confermano la sua autenticità italiana, come “I secreti della signora Isabella Cortese” del 1561 con il suo rimedio “contra la peste ed il veleno”. Tutte queste ricette vedono la presenza del ginepro e sono tutte ottenute macerando le piante nell’alcol per poi procedere con una distillazione a bagnomaria.
Queste potrebbero essere le prove che la ricetta del botanical gin abbia risalito l’Europa seguendo la diffusione della peste fino ad arrivare poi in Olanda e Inghilterra.

La tradizione vuole però che la creazione del Jenever venga attribuita nel 1614 al medico e naturalista olandese Franciscus de le Boë Sylvius. Dall’Olanda il Genever si diffuse in Inghilterra dove, in breve tempo, raggiunse l’apice della produzione. Durante la Guerra dei Trent’anni (1618-1648) in cui olandesi e inglesi combatterono come alleati contro la Spagna, i soldati bevevano il Jenever prima delle loro battaglie e proprio per questo venne soprannominato “Dutch Corage” (“coraggio olandese”).
Fu però poi l’ascesa al trono d’Inghilterra di Guglielmo III d’Orange nel 1689, a favorire la diffusione del Jenever nella società inglese, fu proprio lui a vietare l’importazione di distillati stranieri e indirizzò le eccedenze dei cereali della Corona alla produzione di alcol da destinare alle distillerie di Gin. In breve tempo, la produzione di Gin divenne così grande che fu addirittura utilizzato come parte del salario corrisposto agli operai.

 

GLI STILI DEL GIN

A prescindere dalla tecnica di aromatizzazione, per macerazione, distillazione oppure per mescolanza (compound gin), il gin può avere stili differenti:
JENEVER: l’antenato del gin che conosciamo oggi, dal sapore più robusto
LONDON GIN o LONDON DRY GIN: lo stile più diffuso e anche il più versatile. È un distillato dall’aroma pungente e dal gusto più deciso, adatto anche alla miscelazione, nato nel 1742 grazie ad Alexander Gordon.
PLYMOUTH GIN: la sola DOC del gin. Un distillato in cui spiccano i sentori balsamici di salvia ed eucalipto, il suo sorso è sottile e per nulla amaro, dal finale di frutta e spezie
OLD TOM GIN: un gin più morbido, meno pungente e balsamico. Addolcito con una piccola quantità di zucchero o sciroppo di zucchero.

Un derivato del Gin?

SLOE: un liquore elaborato a partire da gin infuso con prugne selvatiche (sloe in inglese)