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Parmigiano Reggiano, il vino giusto

Parmigiano Reggiano, il vino giusto

Quali sono i vini migliori che si abbinano meglio al Parmigiano Reggiano? Tanti e neppure tutti rossi, per la gioia di chi non ama questa tipologia e preferisce sorseggiare un buon bianco.

Il primo passo, però, non è tanto il vino, quanto il formaggio. Che deve essere davvero eccellente. In fin dei conti, è lui il vero protagonista di quest’incontro.

Noi abbiamo scelto le diverse stagionature di Parmigiano declinate con sapienza e mestiere dal Caseificio di Marola (https://www.caseificiodimarola.com). Perché? Perché il caseificio segue ogni momento della filiera, a partire dal foraggio delle mucche (no OGM) al latte che nasce a 800 metri di quota, tra colline ricche di castagni, fino al fuoco dei grandi paioli di rame. Una cura che rende questo Parmigiano Reggiano unico nel suo genere.

E quando un formaggio così si sposa con il vino giusto... Beh, è proprio un matrimonio d’amore!



Partiamo dal “bimbo” del caseificio, il Parmigiano Reggiano stagionato 13 mesi, trenta giorni in più di quanto richiesto dal disciplinare. È un formaggio pastoso, che riempie la bocca con la sua grassezza e il sapore del buon latte in sottofondo. Vi piacerebbe a cubetti, come aperitivo? Allora unitelo a un ottimo spumante, come un Trento Classico o un Franciacorta: non state sull’impegnativo, sono perfette le versioni basic.

Provatelo anche con un buon Prosecco Extra Dry ma, se vi muovete sul territorio emiliano, assaggiate anche qualche spumante locale, magari più semplice e beverino, in grado però di regalarvi emozioni molto divertenti. Preferite i bianchi fermi? Provate una Vernaccia di San Gimignano. Rossi? Un classico Lambrusco dona sempre forti emozioni, così come un Sangiovese di Romagna.

Il Parmigiano Reggiano di 24 mesi, che il Caseificio di Marola vende anche in versione bio, è davvero un attore di primo piano, che non scherza quando arriva sulla scena e vi riempie il palato e la mente di note di burro miste all’agrume e alla frutta fresca, ricco di dolcezza e sapidità in equilibrio divino.

Se volete servirlo con un bianco frizzante, allora dovrete giocare pesante anche voi: un grande spumante, soprattutto se di Franciacorta. Qui, però, occorre puntare sui pezzi da novanta del territorio. E perché non combinare nozze internazionali, sposando uno Champagne blanc de blanc con il nostro formaggio?

Meglio un rosso? Allora abbinatelo con un Primitivo di Manduria. Alternative? Un Barbaresco oppure un Valtellina Superiore (Inferno, Grumello, Sassella… fate un po’ voi).

La vera rivoluzione, però, l’avrete se lo unite a un vino dolce, come una Malvasia dell’Emilia o un Moscato Giallo passito dell’Alto Adige. Fidatevi, sarà davvero un colpo da maestro.

La rivoluzione, se volete, continua con l’eccezionale Parmigiano Reggiano di 36 mesi. Qui siamo al top, non si scappa. Friabile, profumato, lascia in bocca l’ombra della frutta secca ma, soprattutto, un sapore unico e inconfondibile, succulento, irresistibile. Ma parliamo di rivoluzione… E se lo unissimo a un Porto? Se preferite restare sul classico o non amate i vini da dessert, allora provatelo con uno Sfurzat valtellinese o un Barolo con qualche annetto alle spalle, meglio una decina. Ottima anche l’unione con un Barbera d’Asti di un certo impegno. Insomma, la parola d’ordine è lasciar perdere rossi troppo facili e puntare sui grossi calibri: perché non provarlo con un Brunello di Montalcino o un Amarone?

Finalone: Parmigiano Reggiano di 36 mesi con qualche goccia di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena o di Reggio Emilia. E basta. Da urlo.

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