Vino Biologico, Biodinamico, Naturale. Parte 3

Vino Biologico, Biodinamico, Naturale. Parte 3

Facciamo un piccolo ulteriore passo e, dopo gli articoli 1 e 2 che hanno introdotto il mondo Bio, cerchiamo di fare qualche esempio pratico a riguardo.
Parlavo di conduzione delle vigne con sistema biologico, ovvero delle pratiche consentite e di quelle vietate per coltivare uva da vino e poter produrre vino biologico. Sono vietati, ad esempio, gli antiparassitari sistemici, ovvero quelli che vengono assorbiti dalla pianta e lavorano dall’interno. Sono invece concessi quelli a base zolfo e rame, che al contrario lavorano per contatto. I primi garantiscono la durata della loro azione, perché una volta assunti dalla pianta rimangono in circolo per un periodo di tempo determinato . Quelli che lavorano per contatto, al contrario, agiscono dall’esterno della pianta e pertanto, qualora ci fosse una giornata di pioggia anche solo il giorno dopo aver trattato, occorrerà trattare ancora, perché l’antiparassitario viene lavato via dall’acqua piovana. Zolfo e rame sono metalli pesanti: se i trattamenti sono molti, a causa di un anno climaticamente poco fortunato, questi antiparassitari non verranno assorbiti dalla pianta direttamente, perché lavorano solo per contatto, ma verranno assorbiti dal terreno, perché l’acqua piovana li dilava li deposita sul suolo. I prodotti sistemici, di natura chimica, questo problema come detto non ce l’hanno, ma di contro hanno l’inconveniente, non da poco, che vengono assorbiti dalla pianta e quindi circolano all’interno del sistema linfatico della stessa, raggiungendo anche gli acini.

Quale soluzione scegliere? una risposta sicura credo non esista, se non che  l’ideale sarebbe avere le condizioni migliori che richiedano minori trattamenti possibili, in biologico o no.
Avere le migliori condizioni significa scegliere i migliori appezzamenti, i più vocati. Significa anche impiantare varietà adatte alle specifiche condizioni di quel terreno e di quel microclima. Significa insomma mettere la pianta della vite nelle condizioni di crescere il più sana possibile, per doverle dare meno “medicinali” possibili.
Sulla base di questa filosofia si muovono le pratiche biodinamiche che, come dice la parola, associano al biologico una vocazione al “movimento”, cioè all’agire. E questo agire vorrebbe raggiungere le condizioni ideali, proprio ciò di cui parlavo prima, cioè porre la vite nelle condizioni ottimali. Non sempre tuttavia ciò avviene.

Nicolas Joly è un produttore francese, sta sulla Loira, produce Chenin Blanc e scrive libri, uno in particolare è utile a comprendere il pensiero biodinamico più spinto: “la vigna e la biodinamica”, tradotto e distribuito da Slow Food Editore. Perché dico “più spinto”? Leggete il libro e vedrete; qui preferisco non riportare esempi o stralci, altrimenti rischierei di non saper separare la mia personale opinione dai fatti. Parlando di quest’ultimi pertanto, è utile la lettura di Joly per capire cosa siano le preparazioni biodinamiche, la loro diluizione e l’utilizzo nelle vigne. Oltre a quelle però emerge chiara un’idea: la natura ha una sua energia intrinseca, capirla e governarla è il segreto della perfetta coltivazione biodinamica.
Detto ciò non ho mantenuto fede alla promessa di provare, in questo articolo, a definire il vino naturale. Sarà dunque argomento del prossimo pezzo, il quarto ed ultimo di questo mini ciclo sul biologico e biodinamico

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Di seguito trovi un breve elenco ed il relativo link:
Vino Biologico, Biodinamico, Naturale. Parte 4
Vino Biologico, Biodinamico, Naturale. Parte 3
Vino Biologico, Biodinamico, Naturale. Parte 2
Vino Biologico, Biodinamico, Naturale. Parte 1
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