Vino Biologico, Biodinamico, Naturale. Parte 2

Vino Biologico, Biodinamico, Naturale. Parte 2

Questo secondo articolo, dedicato al vino biologico e biodinamico, riparte da dove si è interrotto il precedente articolo, ovvero dal pensiero Steineriano.
Bisogna però, prima di passare alla vigna, fare ancora qualche premessa storico culturale per poter comprendere meglio quello che segue. Il maggior impulso verso una agricoltura biologica e biodinamica è avvenuto ed avviene sempre in reazione ad un periodo di forti innovazioni chimico tecnologiche.
Rudolf Steiner non si alzò una mattina pensando che bisognava convertire agricoltori e colture ad un regime biologico, così, senza motivo. Al contrario giunse a questa convinzione spinto dalle innovazioni tecnologiche del diciannovesimo secolo, che avevano permesso di ottenere maggiori risultati in agricoltura, in termini di quantità di produzione, ma mostravano già il rovescio della medaglia, ovvero impoverimento dei suoli e una difficile gestione degli stessi nel tempo.
Dall’idea di conservare meglio il terreno, fonte di vita di ogni coltivazione, prende spunto la filosofia biologica e biodinamica.
Cito sempre biologico e biodinamico insieme, quasi fossero sinonimi; in parte lo sono, ma occorre specificarne le differenze.

Vino biologico è una definizione possibile solo da poco tempo, prima bisognava riportare in etichetta vino ottenuto da uve biologiche, perché la pratica riguarda il vigneto e non la conduzione della cantina. Per favorire la miglior comprensione dei clienti, anche e soprattutto stranieri, che sulle bottiglie di vino sono abituati a leggere “organic wine”, si è passati al più semplice “vino biologico”. La pratica come detto riguarda la produzione dell’uva, che deve essere condotta senza l’utilizzo di antiparassitari di natura sistemica e secondo le norme previste dal regolamento della Comunità europea numero 834 del 28 giugno 2007. Tale atto comunitario nelle sue quasi 50 pagine spiega quali pratiche il produttore deve seguire per fregiarsi del logo Bio.
Le coltivazioni biodinamiche invece si spingono ben oltre il biologico, seguono le indicazioni del filosofo austroungarico pedissequamente e puntano sulla natura per combattere la natura. Un esempio che probabilmente è rimasto nella memoria di tutti è una pubblicità di tanti anni fa, quando il Trentino, per promuovere le sue mele, aveva scelto come ambasciatore la coccinella, l’animaletto, oltre ad essere grazioso, ha il pregio di nutrirsi del principale parassita del melo; con la natura si combatte la natura.
Aspettate però ad innamorarvi del biodinamico, non c’è nulla di male nel farlo, ma è meglio prima proseguire il nostro viaggio ancora un poco.

Abbiamo quindi detto che per produrre un vino biologico non si possono utilizzare molti preparati chimici che oggi la scienza mette a disposizione, tutto secondo la normativa comunitaria citata.
Il Biodinamico segue anch’esso la normativa, ma soprattutto cerca di mettere in atto tutti quei comportamenti che facilitano la vita alla pianta, in modo che questa richieda minori interventi umani possibili.
In alcuni casi però sentiamo citare un altro termine: “vino naturale”. Di cosa si tratta? Cercherò di rispondervi nel prossimo pezzo, ammesso che possa esistere una definizione appropriata e univoca

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Di seguito trovi un breve elenco ed il relativo link:
Vino Biologico, Biodinamico, Naturale. Parte 4
Vino Biologico, Biodinamico, Naturale. Parte 3
Vino Biologico, Biodinamico, Naturale. Parte 1
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