Un viaggio alla scoperta del vino bianco del Piemonte

Un viaggio alla scoperta del vino bianco del Piemonte

Anzi, sarebbe più corretto dire i vini bianchi del Piemonte, perché non ce n’è uno solo bensì molti e tutti di ottima qualità. Pensando a questa regione ci si rivolge sempre ai suoi grandi rossi, che siano essi langaroli: Barolo o Barbaresco, oppure i grandi rossi dell’Alto Piemonte, come ad esempio Gattinara, Ghemme, Lessona, Boca e così via, si pensa comunque sempre al vino rosso, generalmente a base Nebbiolo, senza offesa per Barbera, Freisa e tutti gli altri vitigni piemontesi.
La Regione però, seppur effettivamente a vocazione rossista, offre dei bianchi di assoluto livello, tipici di alcune aree di produzione e da annoverarsi tra i più grandi bianchi d’Italia. Pensiamo ad esempio all’Arneis, che in Roero trova una patria d’elezione perfetta, al magnifico Nascetta oppure al riscoperto Timorasso, che Walter Massa ha portato al successo partendo dalla sua Tortona, infine al mai sufficientemente celebrato Erbaluce, da sempre prodotto, e mai abbastanza apprezzato, in quel di Caluso.
Questo senza dimenticare gli altri grandi vini bianchi del Piemonte, basti pensare ad esempio allo Chardonnay nelle Langhe, sempre da quelle parti al Riesling, che sembra aver trovato un altro luogo a lui congeniale dopo l’Alto Adige, l’Oltrepò e l’inarrivabile Germania.

Mettiamo da parte per un attimo dunque Barbera e Nebbiolo e scopriamo qualcosa in più delle bacche color oro cresciute ai piedi dei monti.

L’Arneis viene coltivato prevalentemente in Langa e Roero, soprattutto in quest’ultimo trova il suo habitat ideale e ne diventa in un certo senso bandiera. Si tratta di un vitigno carico di sostanze odorose ma non aromatico in senso stretto, pertanto adattissimo alla realizzazione di bianchi secchi. La nota floreale di ingresso lascia spazio alla frutta esotica e viene bilanciata dalla chiusura di mandorla amara, tipica dell’Arneis e che gli conferisce quel gusto particolarmente riconoscibile. Come detto trova un clima e un suolo perfetto nella regione a sinistra del fiume Tanaro, dove gli viene riconosciuta la Docg, per la precisione Roero Arneis Docg. Nel Roero è coltivato da almeno quattrocento se non cinquecento anni e forse più, anche se prende il nome Arneis solo nel diciannovesimo secolo.

Poco distante troviamo l’alessandrino e la città di Tortona, eretta sui resti del comune romano di Derthona. Qui è terra di Timorasso, un’uva a bacca bianca che rivaleggia con le più importanti a bacca nera in quanto a struttura alcolicità e potenza. Come dice il capofila Walter Massa si scrive Timorasso, ma si legge TimoRosso, proprio per indicare la grande struttura di cui quest’uva è capace.
Walter Massa è il più celebre produttore, è il padre del Timorasso ma non è l’unico oggi a rendergli onore, anzi i produttori sono diversi, tutti con il loro stile e tutti di ottima qualità. Il vitigno del resto si presta bene, è infatti in grado di regalare alcolicità, acidità e struttura. Parco nei profumi è invece molto adatto all’invecchiamento, le migliori versioni di Timorasso infatti si bevono quando hanno qualche annetto sulle spalle. Si tratta di un vino di piena struttura e capacità evolutive notevoli. Sconsigliato l’abbinamento con cibi delicati, meglio giocare duro con il TimoRosso.

Ancora più a nord, verso il lago di Viverone, tra Carema e il biellese, troviamo l’Erbaluce, altro grande vino bianco piemontese. È un vino dal colore verdolino brillante, che al naso ricorda i fiori di campo e la frutta fresca, con un finale leggermente ammandorlato. Il gusto è sorretto da un vibrante nervo acido/sapido, che rende il vino molto teso, verticale. Come per il Timorasso anche l’Erbaluce si gusta con piacere anche dopo diversi anni di affinamento, ma la sua grande poliedricità lo rende pregevole anche da giovane. Proprio la sua versatilità fa si che si sappia esprimere ottimamente sia vinificato secco, sia spumantizzato e persino passito dolce, tipologia nella quale raggiunge vette di assoluta eccellenza proprio grazie all’acidità e alla sapidità che bilanciano molto bene lo zucchero.
Crediamo proprio che siano bastati questi tre esempi per dimostrare che il Piemonte, grande regione vitivinicola italiana non è solo a vocazione rossista, anzi sa offrire bianchi e spumanti (ricordiamo l’Alta Langa) di assoluto valore.


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