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Triple "A": Agricoltori, Artigiani, Artisti

Triple "A": Agricoltori, Artigiani, Artisti

Le triple “A” sono un rating di mercato, le assegnano le agenzie di rating a titoli di borsa, titoli di debito degli stati, insomma a prodotti finanziari di vario genere e natura, ma sempre di soldi si tratta. Quando un’agenzia influente taglia il rating dei titoli di uno stato i suoi cittadini si trovano a pagare interessi più alti, senza aver fatto nulla, se non che la propria economia, sempre secondo l’agenzia, sta viaggiando un po’ meno bene di quanto faceva il giorno prima.
Cosa c’entrano tre lettere A con il vino? Nulla, almeno fino al 2003, quando nascono le Triple “A” di Velier. Velier è un distributore di vino, ha un proprio catalogo di produttori e li commercializza nei tradizionali canali ho.re.ca.



Più di dieci anni fa Velier introduce nel proprio catalogo una sezione denominata Triple “A”, immagino con l’intento di scimmiottare e un poco deridere i giudizi di rating delle agenzie finanziarie. Scelta la sigla viene assegnato un significato ad ognuna delle A che compongono il nuovo marchio, ecco che nascono i vignaioli Agricoltori, Artigiani, Artisti.
Che cosa si propongono di fare? Produrre vini aderenti al territorio, vini che parlino della terra da dove arrivano e del vignaiolo che li ha prodotti. Questo perché il progresso consente ormai di avere ottimi vini se non ad ogni latitudine quantomeno in moltissime parti del mondo, che prima magari non erano interessate alla viticoltura, o lo erano marginalmente e male. La chimica in particolare ha reso possibile evidenziare alcune caratteristiche tipiche di un vitigno, al di là di dove esso sia stato prodotto, grazie all’utilizzo di lieviti selezionati. Questi infatti rappresentano il primo nemico dei produttori Triple “A”, che difatti utilizzano solo lieviti indigeni per le loro fermentazioni.



È un dato di fatto che le moderne tecnologie permettono di coadiuvare il processo di fermentazione, ovvero di trasformazione da succo d’uva a vino, a tal punto da rendere il risultato finale, cioè il vino, sempre meno dipendente dal luogo di origine, dal suolo e dal microclima. Inoltre si aggiunga che le conoscenze non hanno più limiti di tempo o spazio, oggi con internet piuttosto che con i voli intercontinentali, ciò che oggi è esperienza qui lo è anche là, sostanzialmente contemporaneamente. Ecco perché in molti si chiedono ormai se il futuro dei vini debba essere la perfezione tecnica, o l’imperfezione che però porta con se tutta la storia e tutto il territorio possibile.
Triple “A” è dunque molto di più che una linea commerciale, è una filosofia di produzione che è ormai diventata marchio di qualità, proprio come, forse, era nelle intenzioni di chi per primo pensò di associare un parametro economico ad un mondo fatto di agricoltori, di artigiani, di artisti.

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