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Tanto Vino da far girare la testa: il Veneto

Tanto Vino da far girare la testa: il Veneto

Questa volta davvero non è semplice, cercare di riassumere una regione intera in un unico articolo è già ardimentoso normalmente, se la regione in questione è il Veneto l’ardimento non basta, le doti di sintesi sono messe in seria difficoltà e il pericolo di scrivere un pezzo che abbia poco senso è reale.
In effetti, basta uno sguardo alla cartina delle denominazioni di origine per rendersi conto di quale sia la portata dell’argomento in questione. Prealpi e Alpi a parte, dove le altitudini impediscono la viticoltura, tutte le altre zone, pianeggianti o collinari, sono sostanzialmente interessate alla produzione di vino.
Il Veneto fu da sempre serbatoio di vino, fin dall’antichità, dai romani e poi nei secoli successivi; anche di recente la produzione è cospicua e in certi casi molto, molto vasta. Basti pensare al Prosecco, che ha conquistato l’Europa e gli Stati Uniti ed è oggi la bollicina più esportata. Al famoso spumante del veneto orientale avevamo già dedicato un articolo specifico tempo fa.



Dall’oriente all’occidente e dalle fresche bollicine alla grandezza di un grande rosso, eccoci in Valpolicella con il suo blasonato Amarone. In mezzo a questi due generosi alfieri dell’enologia tricolore c’è un mare di vino; Lugana, Custozza e tutte le denominazioni del basso lago di Garda, e poi, per stare in tema di bianchi, il Soave, il primo e più famoso vino veneto. E’ bello passeggiare sulla cima delle mura del castello di Soave e guardare le vigne che si espandono a vista d’occhio da una parte e dall’altra, sud e nord, pianura e collina; ed è bello anche assaggiarne di Soave, sia di pianura, meno carico di colore e più leggero, sia di collina, più intenso e strutturato.
E i vini dolci chi li dimentica? Recioto è un must. Bianco o rosso, a seconda che sia di Gambellara o Soave, per il bianco, oppure rosso quello della Valpolicella, comunque sia, si tratta di un gran vino, con storia e tradizione e soprattutto gran gusto alla beva. Recioto, anche scritto in passato con due T, deriva dal termine “recia”, ovvero l’orecchia del grappolo, quella parte superiore che meglio matura e più si presta all’appassimento.
E poi il Piave, che fermò lo straniero, e il suo meraviglioso Raboso, un vino rustico, ruspante, tannico e che richiede anni per essere gustato al meglio. Ne esiste anche una versione fresca e frizzante, detta Raboso fiore, che anche se è spesso molto buono, è comunque da considerare una variazione sul tema principale, una variante minore del fratellone maggiore.



Alle tante altre produzione del Veneto avevamo a suo tempo dedicato articoli dettagliati, ad esempio al Lugana e al Cartizze.
In futuro ve ne saranno altri, perché come dicevo la regione proprio non manca di spunti enologici.
Godiamoci dunque un buon assaggio di Veneto. Le cantine sono tantissime. Eccone alcune ma potremmo continuare all’infinito: Bortolomiol, Andreola, Astoria, Sorelle Bronca, Cesari, Dal Forno, Conte Emo Capodilista, Foss Marai, Masi, Negrar, Campagnola, Allegrini ....



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