Quale è il vino di Monaco, o per essere più precisi, quello di Monte Carlo?

Quale è il vino di Monaco, o per essere più precisi, quello di Monte Carlo?

Riporto di seguito un bell’articolo sui vini più apprezzati nel principato di Monaco. L’articolo è stato pubblicato nel Novembre 2015 su “l’Editoriale. Periodico di cultura, arte e società per gli Italiani del Principato di Monaco”.
Possiamo leggere tante curiosità sulla storia del Principato ed una bella analisi sui vini più apprezzati e sulla diffusione dei vini italiani a Monte Carlo. 

Quale è il vino di Monaco, o per essere più precisi, quello di Monte Carlo?

“Lo Champagne, ça va sans dire.
In un libro a suo tempo di una certa fama, CHAMPAGNE, di Mino Caudana e Jean Claude Laurier (EDI EUROPA 1968), vengono celebrati i fasti "monegaschi" di questa bevanda divina.
In una occasione storica, citata nel libro, si ricorda l' inaugurazione del Casino alla vigilia di Natale del 1863 ,da parte del nuovo gestore nonchè proprietario François Blanc.
Questo signore, di cui abbiamo già parlato, è il nuovo proprietarie del complesso che in seguito diventerà la SBM; è stato scelto dal Principe Carlo per rilanciare l'attività del principato e fare di esso un grande polo di attrazione turistica e mondana.
Blanc conosce il mestiere ,sa come fare: ha portato alla prosperità la città termale di Homburg, facendo di questa sonnolenta cittadina dell'Assia la stazione turistico-mondana più importante della Germania. A Monaco farà di meglio e di più.
Prima di Natale, alla vigilia, tutto è pronto per l'inaugurazione; le cantine sono piene di champagne. Dice lo stesso Blanc "chi beve bene, gioca con maggiore spensieratezza". Sono stati invitati i personaggi più importanti del Gotha Europeo, dell'alta borghesia emergente e tutto quanto sarebbe stato chiamato oggi il "jet-set
Il menu , ovvero la lista dei cibi, è impressionante:
salmone affumicato d'Olanda

fines Marennes glacèes (ostriche,quelle più costose e prelibate)

ox-tail clair en tasse (diremmo in italiano più modestamente - brodino ristretto in tazza di coda di bue-)

veloutè de HOMARD au paprika ( crema di aragosta)

trota salmonata à la Chambord

sorbet au Clicquot

tourte de ris de veau ( tortino di animelle di vitello) et pommes DAUPHIN

poulard soufflè imperiale

patè de fois gras d'Alsace,asperges d'Argenteuil

ed infine dessert vari, come le crêpes flambèes au Grand Marnier, coffres de friandises,corbeilles de fruits.

E che cosa bere "avec"?

Champagne, champagne, champagne

Quali marche ?

Mumm 1855
Veuve Clicquot 1853
Sillary 1856

Da allora, a Monte Carlo e dintorni, la costa fu inondata dallo Champagne, almeno alle mense di coloro che potevano permetterselo. Non erano molti in verità, però andavano quasi tutti a svernare a Monte Carlo.
La tradizione dello champagne si è mantenuta fino ad oggi. Ogni avvenimento viene sempre accompagnato da questa bevanda: siano pranzi di gala, inaugurazioni di gallerie d'arte aperture di congressi, convegni, raccolte di fondi ed aperitivi "dinatoires".
Anche in luoghi modesti come trattorie e bistrot non manca mai la proposta di iniziare con un calice di champagne.
In tutte le carte dei vini la lista degli Champagne è lunga e con una larga gamma di prezzi, tutti relativamente elevati, dai millesimati ai non millesimati. Il più delle volte si può ordinare al bicchiere; per le grandi occasioni ci sono i magnum.
Le liste dei vini sono adeguate: l'uso nei ristoranti francesi, anche modesti, è quello di presentare una vasta gamma di vini, in eleganti raccoglitori rilegati.
Di solito si comincia con gli Champagne, seguono i Bordeaux, i Borgogna, la Loire, e la Cote du Rhones. I vini locali hanno una evidenza modesta, ma comunque di solito la carta contiene nella parte finale i vini di Provenza. Ci avviciniamo cosi a Monaco, ma a Monaco nelle sue vicinanze, non ci sono vini né zone vitivinicole. Monaco quindi gode dell'indubbio privilegio di offrire scelte di vini simili a quelle che si possono trovare a Parigi, cioè la scelta è universale, come penso fosse ai bei tempi della Belle Epoque, champagnes di tutti i tipi, ma comunque champagne e grandi vini di Bordeaux e Borgogna. Rigorosamente selezionati, conservati ed invecchiati nelle cantine dei grandi alberghi.

Le cantine dell'Hotel de Paris sono considerate le più grandi del mondo:1500 metri quadrati di superficie scavati a 13 metri sottoterra fra il 1874 e 1884. Seicento mila (600.000) bottiglie e seimila referenze. I vini più cari e famosi di annate che rimontano dal primo Ottocento fin dal lontano 1835.Tutti i millesimati che hanno dato un significato alla storia del vino sono conservati in questi locali, che sono si visitabili, ma occorre fare regolare domanda ed averne i titoli. Otto persone hanno cura del tutto a tempo pieno. Il valore di questo stock è veramente incalcolabile in quanto le singole bottiglie vengono caricate a prezzo di acquisto e non si procede all'adeguamento dei valori al giorno d'oggi.

Cogliamo questa occasione per ricordare che la produzione annuale di CHAMPAGNE è di oltre 300 milioni di bottiglie, quasi la metà viene mandata all'estero., in Italia fra i cinque e sei milioni di bottiglie per anno.
Consoliamoci, come italiani, pensando che di PROSECCO se ne produce un po’ di più e negli anni 2013 e 2014 le vendite di prosecco, nel mondo ,hanno battuto quelle dello champagne.
Comunque non si vive solo di champagne e di grandi vini d'annata provenienti da grandi Chateaux; non ci sono solo le grandi tavole dove naturalmente non ci si può permettere di andare tutti i giorni. Il Principato di Monaco ha si grandi occasioni gastronomiche, legata alla sua storia, che divide con altri luoghi famosi come Cape Ferrat, Cannes, Saint Tropez.

Siamo, tuttavia, in Provenza luogo, anche, di villeggiatura di massa, con spiagge, giardini, colline, villaggi reconditi e in questo mondo in terrazze, caffè, trattorie, pizzerie, osterie, bistrot ,locali all'aperto, si beve ,in estate il Rosé, spesso in pichet ( la caraffa che contiene un quarto di litro di vino), fresco, leggero, poco costoso e che si combina tanto bene alla cucina mediterranea del luogo.
Il consumo vasto e generalizzato di Rosé è divenuto un tratto distintivo della Provenza e in generale di tutta la Francia del sud, da Mentone , attraverso Marsiglia, fino al confine con la Spagna.
Si è trattato di un gran lavoro e di tanta ricerca del quale dobbiamo dare atto ai viticoltori della Provenza che col tempo hanno creato e imposto una bevanda che fosse adatta al clima e ai tempi della loro regione e che non fosse costosa.

Oggi il Rosé che, fino a non poco tempo fa, era considerato un vino non proprio di prima scelta, per il suo sistema di lavorazione, ha raggiunto i suoi quarti di nobiltà e viene proposto anche da case vinicole prestigiose accanto a più blasonati rossi e bianchi.
Ha fatto notizia l'acquisto da parte della celebre coppia Brad Pitt e Angelina Jolie di una tenuta in Provenza e della produzione di Rosé.
Il loro vino ha avuto un grande successo di mercato, gli americani hanno fatto da grancassa. In verità il l vino è di qualità perché hanno associato alla loro produzione un vigneron provenzale di buona reputazione. Non è neppure caro, si può acquistare on -line a 15,5 euro la bottiglia.

Ci sono alcune aziende vitivinicole che si sono fatte una buona reputazione e segnaliamo alcuni nomi di rosé che sono reperibili a Monte- Carlo, dove la scelta dei ristoratori e relativi sommelier -a Monaco esiste una Association Monegasque des Sommelier con cinquanta soci professionisti -è selettiva in quanto si ritiene che coloro che amano il vino siano particolarmente esigenti.
Una azienda molto rinomata perché è stata la prima a proporre rosé di qualità è la Maison Ott, di cui sono apprezzati anche i rossi e i bianchi. Altro nome prestigioso quello di Chateau D'Esclans. Altri marchi ricorrenti nelle grandi tavole monegasche sono:

Chateau Sante Beatrice , Commanderie de Peyrassol, Minuty prestige Rosé, Domaine Gavoty e Chateau de Sainte-Roseline

Tuttavia qualche riserva e cautela rimangono.

Leggiamo a pagina 534 di "Le guide des meilleurs vins de France 2015", catalogo annuale dei vini di Francia della rivista LA REVUE DU VIN DE FRANCE.

-l'image des vins de Provence est associè au petit rosé frais que l'on sirote en ètè durant les vacances et qui se rèvèle bien souvant inbuvable une fois le mois de septembre arrivè-

Riteniamo che questo giudizio sia un po’ ingeneroso ed infatti viene in parte corretto in seguito dai redattori della rivista stessa, nel corso della presentazione delle varie proposte di rosé nelle loro pagine.

A nostro parere il rosé è entrato nei costumi ed abitudini del bere soprattutto in Francia, paese di vacanze e di cucina raffinata e popolare percorsa da milioni di turisti: oseremo dire che è ,lungo le rive del Mediterraneo, parte nel paesaggio.

Nella vasta offerta consigliamo essere selettivi, stare attenti all'etichetta ed essere cauti col vino in pichet. Un terzo del vino consumato in Francia è rosé e nel 2013 ne sono stati prodotti 7 milioni di ettolitri. Il fenomeno si sta diffondendo in tutto il mondo, così come in tutto il mondo si sta sviluppando in misura ancor maggiore il consumo delle bollicine(spumanti) italiane.

Tornando a Monaco dobbiamo tuttavia confermare che non ci sono vini e vigne (nel senso di aziende produttrici di vino) nelle vicinanze anche se esiste a 35 chilometri un piccolo territorio, in colline impervie dietro di Nizza, dove si trova la minuscola denominazione (AOC) di Bellet. L'azienda SAS Chateau de Bellet, ora appartenente ed un fondo di investimento francese produce ottimi vini, bianchi rossi e rosé, in una tenuta di 13 ettari, ritenuti tuttavia un po’ troppo costosi in rapporto agli altri vini di Provenza.
Il punto centrale della Provenza vitivinicola ,che è una regione vastissima con tante denominazioni, si trova a Brignoles nel Var a 144 chilometri.

Il luogo vicino a Monaco,in Italia con accesso facile per chi volesse fare turismo enologico è subito dopo Ventimiglia, a Camporosso , che si trova nella zona dove ci sono le varie DOC della Riviera Ligure di Ponente, fra cui quella di Dolceacqua, a 42 chilometri. Qui si incontra l'azienda vinicola Foresti, ben attrezzata ed accogliente per ricevere visitatori (www.forestiwine.it)

Qui si trovano i Rossese, Pigato e Vermentino, vini liguri di antico lignaggio che non godono tuttavia della diffusione e fama che dovrebbero meritare.
Il Rossese è un vino rosso di medio corpo, con tannini leggeri, che si può bere fresco, se giovane, anche con le specialità di pesce della cucina ligure. Invecchiato può accompagnare tutti i tipi di carne, specialmente alla griglia.
Vermentino e Pigato sono bianchi eleganti e delicati con profumi di macchia mediterranea. Sanno di mare, sono un po’salati, alcuni dicono, ma andrei cauto con questi giudizi.
Il Vermentino è un vitigno diffuso in molte aree del mediterraneo, in Toscana, Sardegna, Corsica, Francia del sud (dove prende il nome di "rolle", che è un componente nei bianchi di Provenza). Il Pigato è ritenuto la variante ligure dello stesso vitigno.

Per chi è disponibile ad andare più lontano, ricordiamo che a tre ore da Monaco si trovano le Langhe e qui siamo ai più alti livelli dell'enologia, non solo italiana ,ma mondiale.

NEL PIEMONTE si trova l'eccellenza italiana dei vini ed è sufficiente citare alcuni nomi Gaja, Pio Cesare, Aldo Conterno, Ceretto, Borgogno.

I vini si chiamano Barolo e Barbaresco, ma anche Dolcetto, Barbera e tanti altri perfino grandi vini bianchi e Spumanti .

Ricordiamo fra i bianchi il Gavi, e La Favorita , che è ritenuto simile al Vermentino, vino bianco rivalutato di recente. Segnaliamo una cantina che abbiamo visitato dopo averne gustato i vini a Monaco, in una occasione speciale: Gianni Gagliardo, La Morra (221 km.2h30) www.Gagliardo.it.

Non dimenticare che:
Il territorio delle Langhe, Roero e Monferrato ha avuto l'anno scorso un grande riconoscimento: l'inclusione nella lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco
La proclamazione ha avuto luogo in una assemblea che si è svolta a Doha (Emirati Arabi) il 25 giugno 2014.
In quella occasione il numero dei siti è arrivato a1000
L'Italia è quella che ne ha di più: 50
La Cina ne ha 47, la Spagna 44, la Francia 43.

Ricordiamo il fatto in queste pagine perché a Monaco, in occasione di un incontro promosso dall'Associazione degli imprenditori italiani,10 marzo 2015, il dr Roberto Cerrato, promotore dell'avvenuto riconoscimento, ne ha parlato ai presenti di fronte al nostro ambasciatore, e notabili monegaschi.
La Francia si è agitata e da allora con grandi manovre ha ottenuto il medesimo prestigioso riconoscimento per lo Champagne e la Borgogna.
L'Italia e la Francia sono in eterna competizione nel vasto campo del vino, ma negli ultimi due anni l'Italia ha consolidato il suo primato, produce oltre 49 milioni di ettolitri per anno seguita dalla Francia con 47, terzo paese produttore è la Spagna, poi gli U.S.A. L'Italia è inoltre il primo paese esportatore.

Torniamo nel Principato
Malgrado il grande successo dei vini italiani questi sono relativamente poco diffusi nel Principato; i ristoranti, soprattutto da quelli di fascia medio-alta fino ai lussuosi, propongono liste dei vini ,come abbiamo detto, come se fossero a Parigi. I vini italiani sono poco numerosi, ma dobbiamo riconoscere che aumentano sempre più e vengono presentati marchi e denominazioni costosi e consolidati.
Naturalmente i numerosissimi ristoranti italiani presentano una vasta selezione di vini di casa nostra, ma presentano pure la solita vasta gamma di vini francesi dai quali qui a Monaco non si può prescindere. Vengono messi in lista i rosé, ma con moderazione. I vini proposti di solito sono firme collaudate, soprattutto rossi (toscani e supertuscans), per i bianchi primeggia il Gavi.
Nel grande supermercato Carrefour di Fontvielle vi è di solito una grande scelta di vini (francesi) e spesso vi sono tante "foire aux vins" con offerte allettanti. In tali occasioni vi sono pure sommelier che assistono i clienti per le loro scelte. Di solito la qualità dei vini è buona i prezzi sono accessibili e molte marche sono in offerta. Il numero dei rosé negli scaffali è impressionante in quanto in tutte le zone vocate alla viticultura hanno il loro rosé, soprattutto nel sud-ovest: Languedoc e Roussillon.

Pochi i vini italiani con una selezione un po’ bizzarra: un chianti, un lambrusco, un bardolino, asti spumante, tutti con prezzi stracciati. Non vi è né selezione né ricerca. Poche bottiglie insieme a quelle di marche spagnole, californiane, cilene ed australiane. Scarsa importanza quindi ai vini stranieri. Hanno molto da migliorare.
Meglio la situazione nelle enoteche.

Per concludere: come si beve a Monaco?

Direi bene con una scelta di vini vastissima ed un gusto ed una cultura generalizzato. Il mercato è consistente, 100 ristoranti certificati ed altri 140 locali dove si può mangiare e bere. In più c'è la passione per lo champagne, e il consumo sempre più diffuso del Rosé.
I vini italiani si stanno affermando sia pure lentamente, grazie alla presenza di ristoranti italiani e all'interesse verso la cultura e la civiltà della tavola del Bel Paese.”


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