Pinot Nero: l'enfant terrible

Pinot Nero: l'enfant terrible

Piccolo, pestifero, difficile: è il Pinot Nero. Unico e irripetibile, il più nobile tra i vitigni rossi. Ha un grappolo piccolo, acini piccoli e serrati, una buccia tanto fine, delicata, permeabile, sensibile. È difficile portarlo a piena maturazione, la vendemmia spesso si allunga nel mese di ottobre. Subisce le angherie del clima più di ogni altro vitigno di qualità, eppure preferisce i climi freddi, si confonde tra le nebbie, sta basso vicino al terreno, fa impazzire chi lo deve curare e proteggere. Ma poi, quando da quegli acini sgorga lento il succo, ecco che nasce un vino reale, maestoso nelle sue infinite sfaccettature, per molti versi incurante delle mode, come è giusto che sia.
Digione e la Borgogna sono la sua culla, lo si coltiva in tutto il mondo, spesso lo si bistratta bisognerebbe dire, ma quando le mani sono abili il vino non è mai da meno.
È scarico di tannino e pure di colore. Non sempre fu così, nel medioevo era più concentrato e colorato, lo tagliavano con parti d’acqua. Oggi è tenue il suo rosso, trasparente e brillante. Poco tannino si diceva e tantissima eleganza al naso ed al palato. Non cercatevi potenza e morbidezze sconce, non le trovereste, ma non è lui ad esser sbagliato, siete voi. Avvicinatevi al bicchiere cercando i fiori e i frutti, le note sulfuree e minerali, le spezie e il tabacco. Un bouquet inebriante e mai banale, nemmeno invadente.
Il Pinot Nero è coltivato ovunque, e buoni esempi non mancano nei cinque continenti. Pure negli stati Uniti d’America se ne trovano di gran qualità, nello stato dell’Oregon in particolare. L’Italia ne è piena, spumantizzato spesso, rosso e fermo a volte. Oltrepo e Alto Adige son forse i luoghi da prediligere, ma non escludo sorprese di sorta ovunque.
Per la sua essenza più vera bisogna però tornare in Borgogna, sulle dolci colline che costeggiano la Saona, dove ovunque, ogni cosa è vino. E chi non lo produce lo vende, chi non lo vende lo beve. Qui, in questa porzione gastronomica di Francia, l’Enfant terrible è re indiscusso, passato dallo stato di vitigno a quello di mito da ormai diversi secoli e per tutti quelli che verranno. Le cantine sono semplici, a volte povere, sempre contadine, ma i vigneti sono maestosi, ordinati in brevi o lunghi filari tutti bassi, uno vicino all’altro, alcuni con muretti a far da cornice, molti di questi muretti in pietra ormai storici pure loro, e poi i cancelli, anzi i portoni di accesso alle vigne, maestosi nella loro semplicità quasi religiosa. Che meraviglia la Borgogna e che meraviglia il Pinot nero.

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