Marche: una pubblicità vera

Marche: una pubblicità vera

Uno spot televisivo di qualche anno fa recitava: Marche, una regione plurale. Credo fosse Dustin Hoffman l’interprete del messaggio. Era una pubblicità volta a valorizzare tutto il comparto turistico marchigiano, comparto che però non può, e infatti non prescinde, dall’enogastronomia.
Se poi si vuole analizzare il settore vitivinicolo nello specifico, allora le Marche diventano davvero una regione plurale.
Nello scorso articolo abbiamo parlato di Toscana e del suo massimo comun divisore individuato nel Sangiovese, nel caso del Piemonte ci siamo inventati un dialogo surreale tra due amici, vitigni tipici della regione (Nebbiolo e Barbera). Nel caso delle Marche tentare una sintesi così estrema sarebbe impossibile, anzi, più che impossibile sbagliato.
Se infatti analizziamo le varie produzioni locali troveremo: grandi bianchi, tra i migliori d’Italia, grandi rossi strutturati e impegnativi, o freschi e profumati, bollicine tradizionali e bollicine molto particolari, vini dolci e vini cotti, vini aromatizzati e molto altro ancora, insomma tutto!
Il più profondo senso del vino marchigiano è forse proprio la sua pluralità.



A pensarci bene non potrebbe essere diversamente; volgendo lo sguardo ad esempio al porto di Ancona, già attivo nel 3000 avanti Cristo, dove Greci, Fenici e Piceni approdarono portando con loro usi, costumi e conoscenze, tra cui quelle enologiche, risulta evidente come la contaminazione abbia prodotto differenze e pluralità, che poi si sono trasformate in tanti vini dall’interpretazione anche molto diversa.
Ma non solo così addietro nei secoli le Marche sono state crocevia di culture, basti pensare oggi al forte legame della zona settentrionale con la bassa Romagna, piuttosto che le similitudini e le assonanze, specialmente enologiche, della zona di Fermo con il vicino Abruzzo.
Parlando più specificatamente di vino, è interessante vedere come nel nord delle Marche sia presente molto Sangiovese, come appunto in Romagna, mentre nella zona centrale e meridionale il vitigno che la fa da padrone è quel Montepulciano d’Abruzzo, che proprio dalla regione confinante prende il suo nome.



Ecco allora che Lacrima di Morro d’Alba e Rosso Conero si alternano sulle nostre tavole, il primo magari con in abbinamento il ciauscolo, il secondo con grandi carni rosse. E cosa dire dei bianchi? In un articolo di qualche tempo fa li abbiamo descritti, ora ci limitiamo a sottolineare di nuovo alcune differenze; pensate ad un buon Bianchello del Metauro con il pesce, piuttosto che un Pecorino (vino, se avete pensato al formaggio Dio vi fulmini) con una pasta con le verdure. Plurale, no?
E oggi non un solo consiglio per l’assaggio … due, tre …  cantine: Velenosi, Vicari, Ciù Ciù, Rocca di Castiglioni ...



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