La diffusione della viticoltura in Europa dal VIII sec. a.C.

La diffusione della viticoltura in Europa dal VIII sec. a.C.

Fino all’VIII secolo a.C. la viticoltura e l’enologia italiane furono molto modeste, almeno se paragonate a quelle della Grecia e dell’Oriente, con le quali l’Italia peninsulare non poteva sicuramente competere, eccezion fatta per la Magna Grecia. È’ per questo che trionfavano i vini stranieri, e ovviamente quelli greci, che continuavano a essere preferiti dagli aristocratici. I coloni greci che si stabilirono verso l’VIII secolo a.C. nelle regioni della Magna Grecia non importarono solo la coltura della vite ma anche una diversa considerazione del vino, destinato a diventare un bene prezioso da commerciare, e non solo un alimento da consumare sul posto.



Nei primi secoli a.C. quella della vite era diventata la coltura più diffusa in Italia. Dopo che la Grecia, nel 146 a.C., diventò una provincia di Roma, per la Viticoltura romana iniziò un periodo di notevoli successi, caratterizzato dall’apparizione dei grandi Vini italiani, anche a scapito di quelli greci. In verità, all’inizio, i Romani puntarono molto sulla quantità, il che permise di estenderne il consumo anche alle classi sociali urbane più umili e persino agli schiavi. Fu in questo modo che la viticoltura dalle colline si spostò in pianura e rubò terreno alla coltivazione di cereali. Con la sconfitta di Annibale e di Cartagine nel 202 a.C. le regioni costiere della Spagna erano diventate le prime due grandi colonie d’oltremare: qui il vino era di ottima qualità e diventò molto comune anche a Roma. Pompei commerciava Vino con Tarragona, lo vendeva e lo acquistava, e questo dà un’idea della qualità del prodotto. La Campania era ritenuta la terra più fortunata: il Falerno godette infatti di grande fama, era prodotto in una zona delimitata e diviso in tre tipologie, a seconda della struttura. In effetti i vini bevuti a Roma erano per lo più leggeri d’alcol e perciò facili a inacidirsi, mentre i vini di lusso erano forti e molto concentrati, destinati a lunghi periodi di invecchiamento e a essere miscelati con almeno il 50% d’acqua.

Le altre aree europee

 

L’opera di trasmissione della Viticoltura al resto d’Europa venne completata dalle legioni romane, che portarono la Vite al di fuori delle zone mediterranee. I Romani dimostrarono così che l’uva poteva maturare persino nelle zone settentrionali, anche se si sarebbero ottenuti vini meno alcolici e più acidi. Si portò cosi la vite in Provenza (provincia romana), ma anche a Bordeaux, in Borgogna, in Alsazia e in Champagne, come pure sul Reno e sulla Mosella. La conquista dell’Iberia, completata nel 133 a.C., aveva aperto il campo alla possibile concorrenza dei vini iberici con quelli italiani, mentre con le campagne di Giulio Cesare la viticoltura si radicò parecchio in Gallia. Ma qui il vino era mal visto dai sacerdoti, i druidi, che ritenevano che fiaccasse gli animi e togliesse forza agli uomini. I Celti della Gallia, che dominavano tutta l’Europa del Nord, diedero a loro volta involontariamente il loro contributo al mondo del vino: gli scrittori latini rimasero infatti colpiti dalle botti di legno con cui trasportavano la birra, enormi ma molto solide. Questi contenitori diventarono presto il luogo ideale in cui conservare e trasportare il vino. L’estremo confine nord della viticoltura in epoca romana sembra essere l’Inghilterra: il vino era già popolare prima della conquista da parte dei Romani, ma non vi sono testimonianze certe sulla sua coltivazione.



Nei primi secoli dopo Cristo, almeno sino alla fine del I secolo a.C. era proprio verso la Gallia che si indirizzava il grosso del mercato del principale vino italiano, il Falerno. Il resto si consumava a Roma e nelle altre grandi città italiane. Per di più, nelle città di Pompei, Ostia ed Ercolano vi era una forte concentrazione di osterie. Il consumo di allora si orientava verso vini di qualità medio-bassa, perché destinati anche alle masse povere delle città. Nonostante ciò, la viticoltura dei Romani era molto evoluta: si provvedeva ai lavori nel vigneto, si concimava, si badava al clima e si era attenti alle possibili malattie della vite.



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