L'importanza del vitigno

L'importanza del vitigno

Quando diciamo che ci piace lo Chardonnay, cosa intendiamo? Semplice, ci piace un vino bianco prodotto partendo da uve Chardonnay. Solo indicando il vitigno utilizzato, cioè la base ampelografica del vino, stiamo già compiendo una scelta, che comporterà il ritrovare determinate caratteristiche piuttosto che altre, nel vino che berremo.
Pensiamo ad esempio ai vitigni aromatici, ovvero quelli che mantengono caratteristiche olfattive simili dall’uva al vino finito, che sono Moscato, Gewurztraminer, Malvasia e Brachetto; questi vitigni hanno un corredo olfattivo molto caratterizzante, tanto da renderli ben riconoscibili nel bicchiere, oltre tutto hanno anche, spesso, una potenza di profumi notevole. Quando ordiniamo un calice di uno qualsiasi di questi vitigni, stiamo dunque compiendo una scelta precisa, perché il vino che berremo avrà delle caratteristiche ben chiare derivanti proprio dal vitigno con cui è prodotto.
Facciamo qualche altro esempio. Io adoro il Verdicchio, sia di Jesi che di Matelica, hanno ciascuno la propria personalità, a tratti anche molto diversa, ma entrambi presentano caratteristiche comuni che sono riconducibili proprio al comune vitigno di origine. Penso ad esempio al colore tendente al verdognolo oppure alla spiccata acidità.
Se si parla di acidità non si può non nominare il Riesling, che sia nato e coltivato in Mosella o sulle dolci colline dell’Oltrpo o della Langa, il Riesling è un vitigno che abbonda in acidità, riesce ad accumularne moltissima negli acini e poi la trasmette al vino. Evidente dunque che ordinare una bottiglia di Riesling pensando di bere un vino morbido e rotondo non è la scelta migliore.

Altri Vitigni ancora, penso ad esempio allo Chardonnay e al Pinot Nero, sono particolarmente adatti alla spumantizzazione, difatti, dalla Champagne a tutte le maggiori zone spumantistiche mondiali (Cava a parte) sono questi due i vitigni che la fanno da padroni.
Per un paese come l’Italia inoltre, l’importanza del vitigno è anche culturale, infatti, a differenza di molte altre nazioni Francia compresa, proprio il mantenimento della diversità ampelografica costituisce la ricchezza della nostra produzione. Siamo la nazione con maggior numero di specie di vitis vinifera e le aziende tricolori spesso vantano una produzione molto variegata, a volte troppo, ma con il pregio indiscutibile di non tralasciare nessuna vitigno. Penso alla Moradella in Oltrepo, alla Nascetta in Piemonte. Oppure alla ribalta di cui oggi gode il Timorasso, che invece qualche decennio fa era dato per morto.
E’ quindi possibile sbizzarrirsi e godere di una varietà senza paragoni, però sarebbe bene tenere a mente un particolare, che non è certo di secondaria importanza. Il Terroir: il territorio, il suo microclima e la mano del vignaiolo, nonché l’affinamento finale del vino. Queste macro variabili sono fondamentali e concorrono in maniera determinante al risultato finale, tanto quanto il vitigno. Pertanto abituiamoci a chiedere uno Chablis, che è uno Chardonnay della zona di Chablis, oppure un Vermentino di Gallura, che è si un Vermentino ma fatto specificatamente nella regione a nord della Sardegna, in Gallura appunto.
Così facendo affineremo il nostro gusto, dal semplice vitigno con le sue caratteristiche, al complesso sistema di vitigno, luogo, storia.

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