I Vini Rossi Pugliesi. Storia e curiosità

I Vini Rossi Pugliesi. Storia e curiosità

Puglia e vino è un binomio vincente da qualche millennio. Già da prima della colonizzazione greca e ancor prima dei traffici commerciali con i Fenici, in Puglia era conosciuta la vite e la produzione di vino era attività consueta e largamente praticata. Quando sopraggiunse la colonizzazione romana i latini non poterono far altro che prendere atto che la viticoltura era già ampiamente diffusa e che i risultati erano assolutamente degni di nota, tanto che fra il primo secolo avanti Cristo e il terzo dopo Cristo furono molti i commenti lodevoli ai vini pugliesi.

Rossi e bianchi più o meno con egual fortuna, entrambi baciati da un sole munifico e da terre fertili. L’esportazione dei vini pugliesi comincia già allora, anche se solo verso est, ovvero verso i porti dell’Adriatico, Venezia in primis, scartando quasi del tutto il litorale tirrenico e quindi Roma, che difatti continua a rifornirsi dalla vicina Campania e dalla Calabria.

La fortuna dei vini delle Apulie è tale anche per tutto il medio evo, dove non conosce mai una vera battuta di arresto, anzi progredisce in qualità e soprattutto in quantità.

La quantità di uva e di vino prodotti saranno una costante nei secoli, fino ai giorni nostri, collocando la Puglia tra le regioni più produttive d’Italia. La buona qualità media fa sì che, tra le Regioni del sud, riesca a ritagliarsi anche un certo prestigio in termini di qualità.

Le maggiori produzioni pugliesi, almeno per fama, sono oggi di vini rossi. Sono infatti i vini rossi pugliesi a contendersi il ruolo di portabandiera della viticoltura regionale. Del resto sono molte le zone interessanti per la produzione e molti i vitigni di qualità.

Tra i più noti rossi pugliesi vanno annoverati sicuramente Negroamaro, Primitivo e Nero di Troia; i primi due collocati più a sud, famoso ad esempio il Negroamaro del Salento. Più a nord invece il Nero di Troia, che prende il nome dall’omonima città ma che è quasi certamente di origine greca. Collocato prevalentemente nella zona di Gioia del Colle e di Manduria il Primitivo. Queste uve, che danno origine a vini corposi, fruttati, generalmente poco tannici e con un buon tenore alcolico, non sono ovviamente le uniche, tra le molte altre vanno citate il Bombino, sia nero che bianco, e il Sussumaniello, che negli ultimi anni sta vivendo un vero e proprio periodo d’oro.

Presenti in Regione anche Sangiovese, Barbera, Montepulciano e altri vitigni minori, che poi si ritrovano nelle principali denominazioni, che in svariati casi infatti ammettono uvaggi misti. È il caso delle doc Cerignola, San Severo, Rosso Barletta e di molte altre, come ad esempio Orta Nova, una denominazione del foggiano, che tra i vitigni ammessi annovera anche il Lambrusco Maestri.

Altre denominazione, come possono essere Gioia del Colle o Castel del Monte, ammettono anch’esse una discreta varietà di vitigni a bacca rossa, ma poi nella pratica prevedono l’uso di Primitivo per il primo e Nero di Troia per il secondo, in purezza o quasi.

Tra le molte denominazioni della penisola sorrentina, quelle che ci piace citare, senza offesa per le altre, sono le famose Manduria e Salice Salentino, la prima che esalta il Primitivo e la Seconda che celebra invece il Negroamaro proprio nella sua terra di origine, il Salento.

Questa breve e poco esaustiva carrellata di vini rossi pugliesi è solo un antipasto di quello che la Regione può realmente offrire, oltre naturalmente a clima, mare, enogastronomia e cultura.

 


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