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Geografia del Vino: le Langhe

Geografia del Vino: le Langhe

Tante Lingue di terra formarono, in due diverse ere geologiche, Elveziano e Tortoniano, quel paradiso in terra che oggi risponde al nome di Langhe. Parrebbe infatti che il nome Langhe, al plurale, derivi dalle tante lingue di terra diversa che compongono questa regione vitivinicola del Piemonte meridionale.
Le ere geologiche di formazione sono appunto due, ma la composizione superficiale dei terreni è ancora più vasta, tanto che le Langhe vantano almeno cinque diverse conformazioni del primo strato di terreno, dove le viti scavano e trovano nutrimento.



Le Langhe, patrimonio dell’Unesco, sono terra da vino, sono vino. Barolo e barbaresco, generati dal comune vitigno del Nebbiolo, sono i suoi due figli prediletti, ma non va dimenticata la Barbera, il Dolcetto, anche il bianco Arneis, che però trova in Roero, sull’atra sponda del fiume Tanaro la sua zona d’elezione. Langhe e Nebbiolo è connubio d’eccezione, un vitigno austero, tannico, ricco di struttura e generatore di vini molto longevi, il Nebbiolo è l’uva autoctona per eccellenza della regione. Il suo nome parrebbe derivi da nebbia, fino a pochi decenni fa infatti Nebbiolo era scritto con una sola B, Nebiolo. E’ immediato il richiamo a quella nebbia autunnale che ricopre le vigne delle Langhe, come un premuroso mantello, dal primo autunno fino all’inverno inoltrato. Il Nebbiolo è poi un vitigno tardivo, cioè di quelli che si raccolgono tardi, perché tardi raggiungono la completa maturazione, la vendemmia avviene quindi proprio nella stagione delle nebbie.
I dolci pendii che disegnano le valli raggiungono spesso altitudini considerevoli per la produzione del vino, trecento, quattrocento, ma anche cinque o seicento metri sul livello del mare, a volte anche oltre. Le colline delle Langhe sono disegnate dallo scorrere dei filari, sempre a giropoggio, cioè posti orizzontalmente e non, come più spesso avviene, a ritocchino, cioè dall’alto della collina verso il fondo valle.



E’ una terra di antiche tradizioni vitivinicole, dove il vino era conosciuto già da ben prima dell’arrivo del conquistatore romano. Certo l’impero portò grandi contributi alla viticoltura, ad esempio disboscando gran parte della Langhe, allora ricoperte da fitto bosco. E’ bello però sapere che resistono ancora nomi antichi, probabilmente risalenti ai Liguri Stezielli, l’antica popolazione preromanica che qui aveva dimora, e che questi nomi sono ormai indissolubilmente legati al mondo del vino langarolo; Bric o Bricco, Sorì, solo per fare gli esempi più famosi sono nomi antichi che indicavano la parte più alta della collina, oppure un appezzamento particolarmente fortunato perché molto soleggiato.
Mario Soldati diceva che il vino è la poesia della terra, nelle Langhe questa poesia è scritta col Nebbiolo e i suoi cantori sono stati molti e spesso influenti personaggi di oggi come di ieri. Impossibile non citare il Conte Camillo Benso di Cavour, che fu un vero e proprio uomo immagine del Barolo. La Marchesa Falletti Colbert, ultima Marchesa di Barolo, che insieme a Cavour divenne il simbolo di quel nobile vino. Ma la storia non si ferma all’800, arriva fino ai giorni nostri, a personaggi meno nobili magari, ma ugualmente importanti per il vino, come ad esempio Veronelli, oppure Carlo Petrini, che trasforma in Slow Food l’associazione nata qualche anno prima da una sua idea, che si chiamava Libera Associazione Amici del Barolo.
Come dicevo è una terra ricca di storia e di buoni vini, non mancheranno le occasioni di approfondire, intanto vi consiglio due ottime cantine: Cascina Cucco, Marziano Abbona




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