Esame da Sommelier: cosa studiare davvero

Esame da Sommelier: cosa studiare davvero

Quali sono le domande più frequenti ad un esame per Sommelier? Molti appassionati, dopo svariate visite alle cantine, dopo bottiglie e bottiglie stappate, decidono di avvicinarsi al mondo della sommellerie in maniera più organica e professionale. AIS e FISAR sono le più antiche associazioni di Sommelier in Italia, da una cinquantina d’anni formano Sommelier. Se molti iscritti ai corsi sono professionisti, camerieri, commercianti, operatori del settore a vario titolo, molte persone, la maggioranza, sono i così detti Wine Lovers, ovvero gli amanti del buon vino e del buon gusto. Per tutti però, alla fine di un lungo ciclo di corsi preparatori arriva il fatidico esame finale. Prova pratica di servizio, test scritto, prova di degustazione e la tremenda interrogazione finale. Quali sono le domande più frequenti? Quali gli argomenti principali?


Facciamo delle ipotesi. Di sicuro le principali denominazioni controllate e garantite, le famigerate DOCG, sono una classica domanda d’esame. Sia per AIS che per FISAR, ma anche per altre associazioni di Sommelier, la conoscenza delle denominazioni più importanti è da considerarsi d’obbligo. Meglio non approfondire troppo poche aree di produzione e per nulla le altre, una preparazione media generale sarà sicuramente più utile all’esaminando.
E poi la tecnica di spumantizzazione, un classico degli esami da Sommelier sono le fasi della spumantizzazione metodo champenoise. Se non sapete come si arriva ad uno Champagne finito partendo all’uva non presentatevi all’esame. Occhio alla Francia, i cugini transalpini rivestono un ruolo di prim’ordine nel panorama vitivinicolo mondiale, pertanto, anche se siamo Sommelier italiani, le maggiori produzioni galliche vanno conosciute. Pinot nero in Borgogna, Chenin e Sauvignon sulla Loira e via di questo passo da est a ovest, da nord a sud, per tutta la Francia.
Molti sottovalutano la birra e i distillati. Errore. Qualche domandina spesso capita e cadere in fallo sarebbe grave, bisogna almeno abbozzare una risposta. Anche l’abbinamento tra cibo e vino, vera arte del Sommelier, trova il giusto spazio nei test e nelle domande orali, anche se l’argomento rimane ostico ai più, anche ben dopo la conclusione del corso, in questo caso tuttavia qualche trucchetto può agevolare.

Trucco numero uno: non strafate. Proporre abbinamenti stravaganti, magari anche potenzialmente buoni, è sempre rischioso, ci sono quattro regole base, rispettatele, per gli esperimenti avrete tutta la vita dopo il diploma. Trucchetto numero due: argomentate sempre. Associare un vino ad un cibo, senza spiegare il perché vi espone a diversi rischi, il più classico è quello di aver ben inteso la teoria dell’abbinamento, ma semplicemente di aver scelto un vino che magari le caratteristiche necessarie non le possiede; se vi spiegate, avrete sempre sbagliato vino, ma almeno dimostrate che i concetti generali li possedete.
Infine, come per ogni esame, vale sempre il concetto di evitare la scena muta, chi vi scrive è un esperto in questo, passò da una domanda sull’importanza del Cardinale Borromeo nei Promessi Sposi a quella del Cardinale Richelieu nella Francia del suo tempo. Non aiutò molto, ma sempre meglio di fare scena muta.

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