Chianti Classico: il Gallo Nero

Chianti Classico: il Gallo Nero

Pieno medioevo, Firenze e Siena sono in guerra. Tanto per cambiare due capoluoghi toscani se le danno di santa ragione, lungi dall’idea di Stato unico, si disputano un lembo di territorio a suon di sangue e ossa rotte. Firenze sta a nord e Siena a sud, una sopra l’altra, collegate da una statale che prende il nome di Chiantigiana, pure allora, quando la statale a due corsie non c’era, quella parte di Toscana era detta del Chianti.
Una delle tante dispute ebbe però un’influenza imprevista sul futuro vino che di quelle terre doveva diventare l’alfiere: il Chianti Classico. Nato nel 1716, e disciplinato nel 1840 con la ricetta del Barone Ricasoli, è ancor oggi un vino di fama internazionale, si fregia della Denominazione Controllata e Garantita e spesso, molto spesso, è un grande rosso che nulla invidia ad altri famosi rappresentanti dell’enologia italiana.
Torniamo però alla leggenda antica, che diede poi al Chianti Classico il suo marchio di riconoscimento: il Gallo nero.



Dicevamo di una disputa tra le due città, una contesa per la definizione dei confini che non voleva vedere un vincitore e che estenuava entrambe le popolazioni. Fiorentini e Senesi dovettero quindi giungere diversamente ad un accordo. Di solito quando non funziona la diplomazia si passa alle armi, in questo caso consumate le lance si tornò al tavolo del confronto.
La soluzione trovata fu quella di spartirsi il territorio in parti uguali e per definire correttamente il luogo ove doveva cadere il confine, ci si affidò agli strumenti del tempo. Le tecnologie di allora fornirono due cavalieri, in groppa ciascuno al suo fido destriero, che correndo, anzi galoppando uno verso l’altro, partendo il primo da Firenze e il secondo da Siena, si sarebbero incontrati in un punto grossomodo equidistante dalle due città.
Il sistema poteva anche funzionare, mancava solo il modo per poter dare il via simultaneamente ai due corridori. Si scelse quello che la natura offriva, il canto mattutino del gallo; come quasi tutto nella vita degli uomini dell’epoca venne anche la partenza venne regolata secondo i ritmi di natura.
Siena scelse un poderoso gallo bianco, gigantesco e fiero, lo coccolò e lo nutrì bene, perché il suo canto fosse sonoro e potente. Firenze scelse un piccolo pollastro nero, non bellissimo alla vista, nemmeno paragonabile al bianco senese. Firenze non lo viziò con coccole e cibo, bensì lo riempi di scudisciate lasciandolo per di più a digiuno, poi lo rinchiuse sotto un manto scuro. Quando a notte ancora fonda il gallo nero venne liberato, esausto di tanto infame trattamento si mise a starnazzare e urlare per l’aia. A norma di regolamento, il rappresentante fiorentino partì al galoppo.



A Siena nessuno era sveglio e il gagliardo pennuto non faceva eccezione, quando all’alba si svegliò e cantò il suo buongiorno anche il cavaliere senese partì.
I due si incontrarono, con gran sorpresa del secondo, al Borgo di Fonterutoli, ancor oggi limite delle due provincie, che dista soltanto 12 km in linea d’aria da Piazza del Campo.
È una leggenda, che sia vera o no poco conta, è il continuo ripeterla che l’ha resa autentica. Mentre ci pensate beveteci qualcosa, io vi consiglio le seguenti cantine: Folonari, Cantine Leonardo da Vinci, Poggio al Bosco, Castell’in Villa, Felsina, Nunzi Conti, Borgo Scopeto, Poggio Bonelli



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