Champagne: peculiarità, storia e mito. Parte 2

Champagne: peculiarità, storia e mito. Parte 2

Eccoci di nuovo nella Champagne, la regione a Sud Est di Parigi, della quale abbiamo evidenziato alcune peculiarità nel precedente articolo. Questa volta soffermeremo la nostra attenzione su alcuni personaggi che hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo del vino Champagne, dagli albori a come lo intendiamo oggi. Il primo nome è certamente quello dall’abate benedettino Dom Pèrignon. Seppur la leggenda attribuisca a lui l’invenzione dello Champagne, in realtà gli storici sono concordi nel riservargli meriti importanti, ma non certo quello di essere stato l’inventore del famoso vino. I vini frizzanti, più o meno ricchi di anidride carbonica, si conoscevano già nell’antichità, già i romani avevano avuto modo di sperimentarne la produzione. Tuttavia nessuno sapeva come avvenisse la fermentazione e la formazione delle bollicine, nessuno sapeva dunque come governarle, nemmeno Dom Pèrignon. Questi poi non aveva nemmeno una formazione da enologo, era più che altro un contabile, inviato nel convento di Hautvillers per mettere ordine nei conti della produzione di vino. La Champagne era infatti regione di produzione di alcuni vini rossi e bianchi senza troppa fama e di scarso pregio, che tuttavia consentivano il sostentamento alla popolazione ecclesiastica della zona. Dom Pèrignon iniziò quindi la conta delle vigne e delle botti, sostanzialmente inventariandole, ma al contempo facendo una recensione di quante diverse varietà di vite erano presenti nei campi del monastero e di quante botti, divise per volumi e legni, la cantina disponeva.

Dom Pèrignon era poi dotato di un palato e di un naso sopraffino, che gli permisero, quando il mercato lo richiese, di perfezionare la produzione del vino con le bolle, regalando allo Champagne quella che passerà alla storia come la sua grande vera innovazione: la cuvèe, ovvero il mix tra diversi vini base, provenienti da diverse uve e diverse annate.
La fortuna del monaco benedettino fu dovuta ad un altro illustre personaggio suo coevo: Re Luigi XIV. Il Re Sole si innamorò dello Champagne, e siccome tutto ciò che amava il Re difficilmente poteva essere snobbato dai sui sudditi, ecco che lo Champagne, il vino con le bolle, subì una vera e propria impennata delle vendite, come direbbero oggi gli esperti di marketing. Dato poi che Luigi XIV volle lo Champagne anche nei menù dei banchetti ufficiali di corte, le vendite non si limitarono alla Francia ma interessarono tutta Europa.
Secoli dopo, lo Zar Nicola II di Russia fu un altro testimonial d’eccezione dello Champagne, lo adorava e lo voleva confezionato appositamente per sé in bottiglie di cristallo. Oggi credo che nessuno utilizzi il nobile materiale per le bottiglie, ma il nome Cristal rimane ancora tra le icone della produzione francese. 
Altri personaggi legarono la loro stessa esistenza al mito dello Champagne, ad esempio Nicolas Ruinart, che nel 1729 fonda la sua casa di produzione e sfrutta le influenze dello zio prete, Dom Thierrry Ruinart, per diffondere il suo prodotto.
Di Louis Roederer abbiamo già citato il famoso Cristal. Non possiamo non citare anche la Grande Dame dello Champagne, la vedova del Signor Possardin, Madame Clicquot, donna caparbia e volitiva alla quale dobbiamo la purezza dello Champagne, grazie all’invenzione del degorgement, il metodo che permette l’eliminazione dei sedimenti di lieviti esausti dalla bottiglia e quindi l’illimpidimento del vino.
Molti altri nomi andrebbero citati, ad esempio Henri Toulouse Lutrec, ma di lui e della Belle Epoque ne parleremo nel prossimo pezzo.

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