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Champagne: l'evoluzione del gusto e la "Belle Epoque". Parte 3

Champagne: l'evoluzione del gusto e la "Belle Epoque". Parte 3

Ogni promessa è un debito, ed eccomi dunque a parlare di Henri Toulouse Lutrec e della Belle Epoque, come promesso nell’articolo di settimana scorsa.
Più che del brillante artista parigino, per spiegare cosa fu lo Champagne in quel periodo, bisogna proprio parlare di Parigi e del primo decennio del secolo ventesimo, passato alla storia come Belle Epoque. Mai nessun vino infatti segnò un’epoca e un luogo come lo Champagne bevuto nei caffè e nei locali parigini di quegli anni. La ricchezza, la gioia di vivere, il fermento culturale ed artistico, l’esuberanza di un’intera classe sociale trovò nello Champagne il simbolo perfetto per celebrarsi. La coppa di Champagne divenne simbolo di bellezza, spensieratezza, ricchezza e realizzazione.
Proprio su questo val la pena di soffermarsi: la coppa di Champagne. In molte stampe d’epoca, nei disegni degli artisti e nelle locandine dei locali alla moda compariva la coppa di Champagne, non la flûte, stretta e affusolata, bensì la coppa, bassa e larga.
La scelta del bicchiere non fu un caso. Lo Champagne difatti richiedeva un bicchiere molto simile a quella che oggi è la così detta coppa Moscato, questo perché lo Champagne era molto meno secco di quello che beviamo oggi, anzi era proprio dolcino, spumeggiante sì, ma con un gusto decisamente tendente al dolce. Da lì la necessità di servirlo in un calice che, come la coppa Moscato, permette una dispersione dei profumi più elevata per non farlo risultare eccessivo e stucchevole al naso, cosa che invece sarebbe successa con un bicchiere rastremato alla sommità.
Il gusto dei consumatori però cambia continuamente, la sua evoluzione portò progressivamente i produttori a spostarsi su produzioni sempre più secche, le "liqueur de expedition" pertanto divennero sempre meno addizionate, i residui zuccherini calarono, lo Champagne fu sempre meno dolce e sempre più secco.
Dalla coppa Champagne si passò a calici sempre più stretti e lunghi, quelli che oggi conosciamo con il nome di flûte.
Oggi il gusto medio è orientato su prodotti molto secchi e molto complessi, ecco perché il bicchiere è cambiato ancora, passando dalla strettissima flûte a bicchieri sempre molto alti, ma più larghi nel centro, seppur ancora rastremati e stretti all’estremità. Una pancia del bicchiere più larga consente allo Champagne di esprimere meglio tutta la complessità del suo bouquet.
L’evoluzione dello stile e del gusto dello Champagne è sempre stata graduale, il lento e progressivo mutamento è stato favorito anche dalla geniale intuizione di Dom Perignon, che mischiando vini base di provenienze diverse e annate diverse, ha consentito ai produttori di poter armonizzare oltre agli eventuali sbalzi dovuti all’annata, anche le modifiche stilistiche del prodotto.
Nel prossimo articolo parlerò delle zone della Champagne, ovvero dove oggi si produce il mitico vino francese con le bollicine.

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