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Ca' del Bosco: l'arte del vino

Ca' del Bosco: l'arte del vino

Quasi tutti noi, rientrando a casa, premiamo un pulsante e un cancello automatico si spalanca aprendoci le porte di casa. Nessuno immagino, guardando quel cancello aprirsi, può ammirare un’opera di Arnaldo Pomodoro; se state entrando a Ca’ del Bosco invece si. Un meraviglioso cancello realizzato dal famoso artista Arnaldo Pomodoro, si affaccia sulla strada che collega Rovato al lago d’Iseo e segna l’ingresso di una delle più prestigiose case spumantistiche italiane.
Arte e vino si fondono a due passi dalle acque del lago, in quel lembo di Lombardia tanto caro agli amanti del buon vino: la Franciacorta.



Varcato il “Cancello solare”, questo il nome che l’artista ha voluto dare all’opera, si apre un mondo di bollicine; come tutta la Franciacorta, anche Ca’ del Bosco eccelle nella tecnica spumantistica, il perlage che sale nel bicchiere, il colore dorato che inebria anche la vista, l’aroma profondo e complesso.
L’azienda propone una gamma di vini ampia e ben bilanciata, si parte con il Franciacorta Cuvèe Prestige, in bianco e in rosato, Chardonnay in prevalenza e poi Pinot nero e Pinot bianco a completare il taglio. Maggioranza di Pinot nero invece per il Rosè, che prevede un taglio di solo un 20% di Chardonnay. Sono i due Franciacorta base dell’azienda, il biglietto da visita di tutta la produzione.
Si prosegue la degustazione con il Saten, il vero marchio della Franciacorta, meno pressione all’interno della bottiglia, solo uve bianche per la cuvèe, in questo caso Chardonnay all’85% e il saldo di Pinot bianco. Una bolla più delicata e soave, che pizzica la gola con l’eleganza leggera dell’ètoile.
Eccoci alle Cuvèe millesimate, in bianco e rosa, espressione dell’annata che Ca’ del Bosco racchiude in bottiglia per ben 48 mesi di evoluzione sui lieviti. Si passa dai Franciacorta classici, eleganti, morbidi al punto giusto e ben persistenti, a bollicine più strutturate, più evolute e complesse, molto più celebrali. In questo caso un taglio sempre a favore di Chardonnay, ma molto più equilibrato tra le uve franciacortine.



Il Gran finale è tutto per la bollicina simbolo di Ca’ del Bosco, la mitica Annamaria Clementi. Non si parla di mesi sui lieviti bensì di anni, e non son pochi; nella bottiglia sempre il taglio delle tre uve di riferimento, selezionate però da precise e vocate particelle di vigna: un capolavoro. Più che i meri dati tecnici, forse anche oltre la degustazione, ciò che conta dell’Annamaria Clementi è il mito, il fatto storico e simbolico di una bollicina italiana che combatte alla pari con i migliori Champagne, non solo alla degustazione appunto, ben oltre quella, gareggia con i francesi anche sul piano dell’immagine e del prestigio.
Si chiude il cancello, le due metà del sole di Pomodoro si ricongiungono e la via riporta a casa, le bollicine sono ancora li, in abbondanza, pronte per la prossima fortunata stappatura.



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